All'indomani dell'ultimo incontro interlocutorio tra Governo e sindacati, i precoci hanno ribadito il loro disappunto nei confronti di una riforma Pensioni poco rispettosa nei confronti delle richieste avanzate negli ultimi mesi. Di fatto, l'Esecutivo è parso ignorare le incessanti rimostranze della categoria, che continua a chiedere l'estensione della Quota 41 a tutti i lavoratori indipendentemente dalla fattispecie in esame.

Pensioni precoci e 41, quali le novità?

Dopo aver chiarito ai sindacati alcuni dettagli relativi al contenuto dei decreti attuativi, il Governo ha annunciato che la serie di incontri esplicativi non si è ancora conclusa.

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Il confronto andrà avanti nelle prossime settimane, e si concentrerà soprattutto sulla necessità di sciogliere certe perplessità legate alla selezione delle platee di beneficiari. Sono ancora da definire i requisiti per la categoria dei lavori gravosi, sebbene lo scorso incontro abbia contribuito a meglio definire i parametri generali di riferimento. Più nel dettaglio, il Governo ha accolto l'ipotesi che per farlo sia necessario prendere in considerazione la mansione del lavoratore e non il settore aziendale, aprendo anche all'idea di includere tra i beneficiari di APe Social e Quota 41 lavoratori dipendenti disoccupati per scadenza di un contratto a termine.

Questi ultimi erano infatti rimasti fuori da ogni provvedimento, e se l'Esecutivo accoglierà la proposta potranno finalmente essere reintegrati.

Non saranno inclusi, al contrario, i lavoratori autonomi che hanno cessato l'attività per crisi, già esclusi dalla proroga dell'indennizzo per la cessazione definitiva dell'attività commerciale.

La certificazione del lavoro gravoso esercitato dovrà essere presentata dall'azienda, per poi essere verificata da parte delle banche dati INPS, INAIL e ministero del Lavoro. La procedura, che il Governo descrive come "poco complessa" anche a dispetto delle prime reazioni, sarà completamente telematica.

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Pensioni, parlano i sindacati

Stando ai feedback dei sindacati, il sentore generale è quello che vedrebbe il Governo in grande difficoltà, o comunque non in grado di fronteggiare tutte le richieste nei tempi utili.

Le maggiori perplessità sono destate – oltre che dal solito APe – dalla categoria dei lavoratori precoci, ancora in attesa di una risposta definitiva circa l'estensione della Quota 41.

Ma la riforma Pensioni non soddisfa pienamente nemmeno i sindacati.

Così Roberto Ghiselli di CGIL per Il Sole 24 Ore: "Su alcune richieste abbiamo avuto risposte positive. È il caso della franchigia di 12 mesi per l'APe o della richiesta che nell'individuazione della platea dei lavoratori beneficiari dell'uscita anticipata il riferimento sia alla mansione del lavoratore e non al settore dell'azienda. Restano aperte alcune questioni, in particolare per edili e marittimi, su cui continueremo il pressing. Nella 'fase 2' si affronterà invece il tema delle aspettative di vita dove potrebbero essere ricompresi tanti lavori oggi esclusi dall'uscita anticipata".

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Criticata anche l'eccessiva discrezionalità affidata alle banche, insieme alla questione della speranza di vita, che potrebbe portare all'esclusione dei nati tra il 1954 e il 1955.

Per quanto riguarda le altre sigle sindacali, per UIL il confronto prosegue positivamente: "L'incontro è stato proficuo ed è servito a esaminare i decreti attuativi del pacchetto previdenza contenuto nella legge di Bilancio".

Come è noto, per questa sigla sindacale è importante che i decreti attuativi assicurino a tutte le categorie la possibilità di accedere all'APe Social, alla Quota 41 e alla ricongiunzione dei contributi versati senza alcuna restrizione.

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Il lavoro dei sindacati – si fa sapere – continuerà proprio in tal senso.

Confermato il debutto delle nuove misure, che avverrà, nonostante il ritardo dei decreti, il 1° Maggio.

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