Le misure riguardanti l'anticipo pensionistico e il meccanismo di Quota 41 diventeranno operativi a partire dal primo maggio 2017, ma a preoccupare è il ritardo dei decreti attuativi che dovevano arrivare già lo scorso febbraio. Il Governo Gentiloni, infatti, sta tuttora lavorando su alcuni correttivi che dovrebbero essere apportati sulle misure previdenziali in modo tale da evitare ulteriori penalizzazioni per la maggioranza di lavoratori.

Ape e Quota 41, ancora tanti i nodi da sciogliere

L'Ape, il famigerato anticipo pensionistico erogato sotto forma di prestito a favore dei lavoratori a cui non mancano più di tre anni dal pensionamento di vecchiaia, rischia di avere qualche intoppo.

A denunciarlo sono i sindacati Cgil, Cisl e Uil che in questi giorni si sono ritrovati di fronte il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti nel confronto volto a discutere la Fase 2 dell'accordo firmato lo scorso autunno.

Stando al parere dei sindacati, infatti, mancano ancora tre decreti e i nodi da sciogliere son ancora tanti. Fatto dovuto all'insufficienza di risorse finanziarie. Molti già sanno, però, che non tutti potranno usufruire dell'Ape, ma chi richiederà l'anticipo pensionistico potrebbe percepire un futuro assegno pari a 1,4 volte il trattamento minimo Inps, per evitare che la decurtazione che si subirà dopo aver raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia non porti l'assegno ad un livello inferiore.

Inoltre, la percentuale delle rate da restituire non dovrà superare il 30 % del trattamento previdenziale. Come ormai noto, le domande potranno essere presentate a partire dal primo maggio fino al 30 giugno ma la Cgil precisa: "Tutti quelli che arrivano dopo potrebbero essere respinti se i 300 milioni stanziati dal Governo dovessero esaurirsi con i primi della lista".

Risolvere il problema dei lavori usuranti

Altro nodo importante da sciogliere riguarda i lavoratori che nell'arco della loro vita lavorativa hanno svolto mansioni particolarmente gravose. Per loro, infatti, è requisito essenziale l'aver accumulato almeno 36 anni di contributi di cui sei in via continuativa per accedere all'Ape Sociale.

Tale requisito escluderebbe un'ampia platea di potenziali beneficiari ed in particolar modo gli appartenenti al comparto edile. A complicare ancora le cose è la graduatoria che permetterebbe l'accesso all'Ape sociale in base all'anzianità anagrafica. Nodi che stando al parere della parti sociali andrebbero sciolti il prima possibile.