La settimana del 1° maggio si apre con una buona notizia: il Governo ha confermato la possibilità di cumulare i periodi contributivi, senza alcun onere da parte dei lavoratori. Si avrà dunque la possibilità di ricevere un unico assegno composto da tante quote distinte quanti sono i fondi previdenziali coinvolti, con notevoli vantaggi per i beneficiari. Chi ne usufruirà potrà infatti accedere alla pensione in anticipo rispetto alla soglia anagrafica fissata a 66 anni e 7 mesi, al contrario di quanto avveniva in passato con la liquidazione posticipata degli assegni "secondari".

Meno roseo è lo scenario dei lavoratori precoci e di quanti attendevano l'attivazione delle misure in riforma Pensioni, inizialmente prevista per il primo del mese e in seguito rimandata a data da destinarsi. L'ennesimo ritardo è dovuto alla serie di lentezze amministrative dalle parti di Consiglio di Stato e Corte dei Conti, a cui la Riforma dev'essere sottoposta prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. E se per APe Social e Quota 41 le cause del ritardo sono attribuibili a semplici lungaggini burocratiche, più complesso è il discorso relativo alla Rita e all'APe volontario. La Rendita Integrata Temporanea Anticipata potrebbe divenire operativa a giugno, mentre i lavoratori in corsa per i due provvedimenti sopra elencati potrebbero dover aspettare "solo" – si fa per dire – due/tre settimane.

Tornando all'APe, Il Sole 24 Ore fa sapere che mancano ancora tutte le convenzioni con banche e assicurazioni, imprescindibili ai fini dell'erogazione dell'anticipo. Nessun indizio sulla Quota 41, ultima spiaggia per i lavoratori precoci particolarmente svantaggiati.

Pensioni precoci e sindacati, il rapporto si incrina

Quella di lunedì è stata una giornata emblematica per i manifestanti riunitisi nelle piazze di tutta Italia.

Nel giorno della Festa del Lavoro, i lavoratori hanno incontrato i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil per mettere in chiaro la loro posizione in merito alla riforma Pensioni. Particolarmente sfiduciati i lavoratori precoci, delusi anche dalle parti sociali e da quei leader politici notoriamente dalla loro parte.

Al centro delle critiche Annamaria Furlan e Cesare Damiano, entrambi audaci sostenitori di alcune manovre correttive della riforma Fornero.

La segretaria generale Cisl continua a sostenere di aver promosso la modifica della legge Fornero, sebbene nessun cambiamento importante sia tutt'ora rilevabile. Altrettanto infido il comportamento dell'ex Ministro del Lavoro, accusato di aver lasciato soli i precoci nella lotta per l'estensione della Quota 41.

Tra le altre questioni rimaste aperte quella dei mobilitati d'Italia, il cui numero continua a crescere vertiginosamente. Stando agli ultimi dati, i lavoratori in mobilità sarebbero ben 767.441, tutti dipendenti privati licenziati tra il 2012 e il 2016. Proprio in riferimento a questa problematica, Damiano ha affermato che l'intenzione è di predisporre un intervento ad hoc sugli ammortizzatori sociali, in un piano che vada a ottimizzare le già note dinamiche della NASpI.

Dalla parte dei lavoratori, però, la diffidenza è ancora tanta, e quelle dei politici suonano ancora come promesse inesaudibili. Un primo passo verso la riforma della previdenza potrebbe essere compiuto con i nuovi provvedimenti, che a oggi comunque stentano ad arrivare.

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