Continua a rimanere al centro delle attenzioni l'argomento della riforma pensioni 2017, tematica più che mai di attualità e che ha suscitato e continua a suscitare numerose polemiche e discussioni tra i cittadini, soprattutto in merito alla pensione anticipata e alla cosiddetta Fase due della riforma previdenziale. Proprio a riguardo, infatti, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti sembra aver aperto all'ipotesi dell'assegno di garanzia per i giovani lavoratori. Diverse sono state le proposte sull'argomento, ma quella che è emersa particolarmente è stata quella avanzata da Stefano Patriarca.

Riforma pensioni: l'ipotesi

Il consigliere economico della presidenza del Consiglio, infatti, ha illustrato l'ipotesi di una pensione contributiva minima da 650 euro per coloro i quali hanno venti anni di contribuzione. Per Patriarca, infatti, si potrebbe inserire l'integrazione ad un minimo previdenziale anche nel sistema contributivo, allo stesso modo di come accade col sistema retributivo. L'ipotesi vedrebbe una somma pari all'attuale assegno sociale, cioè 650 euro per chi ha venti anni di contributi e si potrebbe legare in maniera parziale alla presenza sul mercato del lavoro. Stando a questa ipotesi, i 650 euro potrebbero aumentare di 30 euro mensili per ciascun anno di contribuzione oltre al ventesimo, fino a raggiungere un massimo di 1.000 euro.

Nella giornata di ieri, poi, è emersa anche la necessità di inserire delle misure previdenziali nei riguardi delle donne e di quei lavoratori che svolgono i cosiddetti lavori di cura, in quanto sono quelli che hanno pagato a caro prezzo le modifiche attuate con la riforma pensioni.

Poletti a sostegno della pensione di garanzia

Anche Poletti, come già detto inizialmente, sostiene che coloro i quali hanno una situazione lavorativa discontinua hanno una penalizzazione piuttosto alta e per questo si tratta di una tematica che non si può rinviare e bisogna trovare uno strumento, che sia l'assegno di garanzia o altro, in grado di dare un sostegno a questi lavoratori. Poletti ha poi sottolineato come sia necessario ridurre le penalità nei confronti delle donne che mettono le mettono in difficoltà nell'accesso all'Ape social, in quanto è complicato raggiungere i 30 o i 36 anni di contributi.

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