"La necessità di prendere piena consapevolezza del problema di genere, anche attraverso l'approfondimento delle ricerche sul divario pensionistico e sullo studio dei vari fattori che contribuiscono a crearlo, è una precondizione per l'adozione di future politiche volte a ridurre tale divari e a prevenirne la formazione". Lo afferma il Presidente della Commissione lavoro alla Camera Cesare Damiano, ricordando che "le statistiche disponibili, in effetti, testimoniano l'esistenza di un problema rilevante.

Il differenziale di genere a danno delle donne è pari nell'Unione Europea al 38%; il nostro Paese pur ottenendo un risultato leggermente migliore, registra un differenziale del 33%. Quindi pensate in termini di retribuzione, di carriera e di risultato pensionistico cosa possa significare un divario così importante. Sono dati importanti che impongono una riflessione".

Serve assicurare pensioni eque e dignitose a tutti

"Per altro verso, per assicurare Pensioni eque e dignitose a tutti dobbiamo rivolgerci innanzitutto ai lavoratori di oggi.

Anche da questo punto di vista occorre considerare alcuni segnali che chiedono la nostra attenzione" ha ricordato l'On Damiano, facendo riferimento ad uno studio elaborato nel mese di maggio 2017 dall'ufficio Parlamento europeo con valutazioni in ordine al futuro andamento dei differenziali di genere dei Paesi UE. "Secondo questo studio, l'Italia sarebbe insieme a Grecia, Spagna e Paesi bassi uno dei paesi maggiormente esposti al rischio di futuri differenziali di genere in materia pensionistica".

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Le cause del divario di genere

"I differenziali di genere in materia previdenziale nel nostro paese derivano in primo luogo dalla fragilità che caratterizza la presenza femminile nel mondo del lavoro. Sono noti a tutti bassi livelli di occupazione delle donne che si accompagnano all'impiego delle lavoratrici in attività precarie o a tempo parziale. Particolarmente rilevante è il part time forzato nell'ambito degli anni della crisi e non in conseguenza.

Lavori di cura e assistenza sempre più nei nostri tempi non riguardano solo i figli ma anche i genitori, con le lavoratrici schiacciate in mezzo. E che il lavoro femminile rappresenti un valore importante lo conferma anche il rapporto annuale Inps presentato alla Camera. C'è un gap rilevante a danno delle donne, specialmente con figli. Una situazione che non possiamo permetterci e che rappresenta un punto vulnerabile del sistema previdenziale".

Secondo il Parlamentare, "è anche evidente che carriere lavorative frammentate e spesso interrotte si traducano in trattamenti pensionistici nettamente inferiori a quelli maschili. Qui subentra il secondo tema, cioè la normativa previdenziale. Chiaro che i sistemi previdenziali non sono neutrali rispetto alle disparità sul piano dei trattamenti. Da questo punto di vista si può senza dubbio affermare che le Manovre di contenimento della spesa pubblica nel campo previdenziale realizzate nel corso della passata legislatura hanno inciso sui pensionamenti delle donne".

Divario uomini - donne: per l'On Damiano sono mancate misure compensative

Infine, "sul piano generale sono mancate adeguate misure compensative. Le risorse risparmiate non sono tornate a benefico delle donne" ha evidenziato l'On Damiano, "ma sono state dirottate a copertura del variopinto debito italiano". Quindi "il sistema previdenziale non può ignorare le differenze tra uomini e donne su lavoro e previdenza. Con la legge di stabilità del 2016 è stata ripristinata la volontà del legislatore sulla c.d. opzione donna, consentendo il completamente della sperimentazione che si concludeva nel 2015 ma che è stata messa in discussione con le circolari Inps. Con l'ultima legge di bilancio è stata poi riconosciuta pienamente la facoltà di cumulare i contributi in due o più fondi comprese le casse. Una misura che consente il raggiungimento dei requisiti pensionistici anche in presenza di carriere frammentate, come avviene spesso per le donne". Sul futuro "resta molto da fare". Il riferimento va al verbale sottoscritto dal sindacato con il Governo e alle misure previste nella FASE 2 della riforma già avviata con la LdB2017.

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