Le ultime novità sulla riforma pensioni 2017 e sui precoci vertono fondamentalmente sulla questione concernente lo stop dell'aspettativa di vita, moltissimi i politici che si stanno esprimendo pro stop per il 2019 in queste ore e altrettanto importanti le dichiarazioni di alcuni sindacalisti, come Ivan Pedretti. In queste ore proprio sotto un post del Segretario generale Spi-Cgil nazionale è stata postata una lettera scritta dal precoce Claudio Fabbretti, ex autonomo, che deluso da quanto fin qui fatto dal Governo, chiede quale sarà il destino di tutti i lavoratori autonomi dal momento che questi soggetti non sono stati tenuti in considerazione dal Governo nelle misure di pensione anticipate varate.

Un appello accorato, affinché anche gli autonomi possano avere maggiori tutele e non essere dimenticati e lasciati alla loro disperazione.

Pensioni precoci autonomi, appello a Ivan Pedretti

Il precoce Claudio Fabbretti amministratore del neo nato gruppo Facebook 'noi ex autonomi' ha deciso di dar voce agli autonomi che si sentono dimenticati dalla politica. Il precoce precisa "Lo Stato mette a disposizione “ammortizzatori sociali” solo ed esclusivamente per la persona fisica dipendente, ma nulla prevede per il piccolo e medio imprenditore, commerciante, artigiano che, trovandosi in difficoltà, o addirittura già in stato di insolvenza, è costretto a chiudere e a rimanere a casa”. Da qui nasce l'appello accorato a Pedretti che riportiamo fedelmente nella speranza di dare voce a questa categoria di persone.

La testimonianza di un precoce autonomo

"Noi ex autonomi non abbiamo sindacati , vorremmo che per noi ci fosse 'giustizia ', non abbiamo nessun ammortizzatore sociale, nè liquidazione, nè mobilità. Se chiudiamo per crisi lo Stato è assente e ci lascia soli! Molti di noi ex negozianti, artigiani hanno superato largamente i versamenti dei contributi volontari, esempio, il sottoscritto ha ben 42 anni di contributi, ma senza reddito non si può continuare ad andare avanti ed a fatica. Ho 57 anni di età, iniziato a lavorare come dipendente nel 1979 all'età di 19 anni, poi ho proseguito l'attività di famiglia, ma grazie alle liberalizzazioni delle licenze, grazie al decreto Bersani, la crisi ho dovuto chiudere!

Pensioni 2017, quota 41 fuori gli autonomi

Sono iscritto, prosegue la lunga lettera di Claudio a Ivan Pedretti, all'ufficio di Collocamento mirato avendo anche un 46% di invalidità , ma nulla da fare. Inoltre gli ex autonomi seppur con tanto di attestato di disoccupazione non siamo considerati "disoccupati" o licenziati per giusta causa, difatti l'attuale decreto dice che se un dipendente è stato licenziato per giusta causa con 41 anni e mezzo (se non erro) può anticipare alla pensione, mentre un ex commerciante che ha chiuso per crisi, per colpa dello stato non viene considerato diciamo per modo di dire " licenziato per giusta causa "... io dico : chiuso per giusta causa, per crisi. Mi sembra che ci siano delle ingiustizie e come me vi sono migliaia di ex autonomi che hanno le stesse problematiche e per andare in pensione in anticipo con anni 43.3 devono pagarsi i contributi volontari, altrimenti se non si pagassero si andrebbe con la pensione di vecchiaia.

Ma quanti riescono a pagarsi i contributi??? Aspettare altri 10 anni senza reddito... è umiliante e difficile da sopportare. Quindi per tutti coloro che hanno raggiunto 42 anni di contribuzione, dovrebbero andare in pensione, visto inoltre che si è troppo " vecchi " per trovare altra occupazione !!! GRAZIE

Ringraziamo Fabbretti per questa preziosa testimonianza e ci auguriamo che il sempre disponibile Ivan Pedretti risponda all'appello, nel mentre, visto che è la prima volta che affrontiamo tale tematica , vi chiediamo quanti di voi sono autonomi o ex autonomi e vivono la stessa problematica previdenziale? Pronti al confronto ed a pubblicare le vostre testimonianze.