Contrariamente agli intenti perseguiti con il decreto di settembre, che si pensava potesse portare ad un miglioramento del sistema dei buoni pasto, sempre più esercenti stanno rifiutando i ticket come metodo di pagamento. Con il provvedimento infatti, si è cercato di facilitarne l'utilizzo, facendo sì che potessero essere utilizzati non solo nei supermercati, nei ristoranti e nei bar, bensì anche all'interno di spacci alimentari, mercatini e agriturismi. Inoltre, è stato anche aumentato il numero massimo di buoni pasto di cui si può usufruire nella singola spesa, portandolo ad otto.

Tutto ciò, se da un lato ha cercato di offrire maggiori vantaggi ai lavoratori, dall'altro ha creato delle anomalie che ne hanno di certo ridotto l'utilizzabilità.

Sempre più rifiuti per i buoni pasto

L'erogazione dei buoni pasto è uno dei sistemi più utilizzati dai datori di lavoro pubblici e privati che non dispongono all'interno del luogo di lavoro un luogo adibito al servizio mensa. Pertanto l'introduzione dei ticket è stata subito vista come un grande vantaggio per i lavoratori i quali possono fermarsi in prossimità dello stabilimento, consumando un pasto spesato completamente o in parte.

Col passare del tempo, però, tale sistema sta riscontrando sempre più difficoltà, che stanno portando molti esercenti a non accettarli. Cosa si nasconde alla base del rifiuto? A tal proposito, il sindacato Ugl (Unione Generale del Lavoro) ha deciso di fare maggiore chiarezza, denunciando ciò che si sta diffondendo a macchia d'olio in tutto il territorio italiano.

La denuncia sui buoni pasto dell'Ugl

Secondo quanto riportato dal sindacalista Marco Milani dell'Unione Generale del Lavoro, sempre più esercizi commerciali espongono manifesti sui quali si chiarisce che non vengono accettati i buoni pasto o che vengono accettati solo per una percentuale ben precisa dell'intero importo della spesa. Ne è un esempio il buono pasto 'Qui Ticket', utilizzato da molti dipendenti, soprattutto appartenenti al corpo della Polizia di Stato e al Comune di Roma: mentre in alcuni supermercati possono essere utilizzati per pagare solo il 50% dell'importo totale dello scontrino, in altri addirittura sono categoricamente rifiutati.

Tutto ciò ha creato un accumulo di buoni pasto che di fatto sono divenuti inspendibili. La situazione che si è andata a creare, così come suppone Marco Milani, potrebbe essere causata da eventuali ritardi nell'erogazione dei rimborsi da parte della società emittente, portando così il lavoratore a non poter esercitare un proprio diritto.

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