Le Pensioni troppo basse e l'eta pensionabile elevata sono due dei principali malcontenti di chi vive in Italia. Da un lato ci sono infatti moltissime persone d'età avanzata che non riescono ad arrivare a fine mese con gli importi della rendita vitalizia, altri invece hanno difficoltà ad arrivare alla fatidica età, che nella maggioranza dei casi costringe gli adulti a lavorare anche con diversi acciacchi fisici, spinti dal desiderio della tanto ambita pensione.
I dati
L'Ocse sostiene che, stando alla situazione vigente in Europa, quella italiana non è la peggiore delle prospettive per il pensionamento, nonostante in Italia l'età pensionabile sia di 66,6 anni, anche se salirà a 67 anni a partire dal 2019.
Al contrario di altri paesi, è di 4,4 anni il divario tra la media effettiva e l'età di uscita per vecchia per gli uomini (ovvero 66,7), stando sempre al confronto con altri membri dell'area Ocse. Dati alla mano dunque si entra nell'amata fase circa a 63 anni, dato nettamente positivo rispetto a quelli di altri paesi, considerando che la media si attesta sullo 0,8 per gli stati dei facenti parte dell'Ocse.
La novità
Chi entra oggi nel mondo del lavoro andrà in pensione dopo aver compiuto i 71 anni. E' questo quanto proferito dall'Ocse, per quel che concerne l'Italia ma anche per altre nazioni che superano la soglia nostrana, ovvero l'Olanda o la Danimarca. Dunque, lavorare in Italia a partire dal 2016 significa entrare nella fatidica età pensionabile precisamente a 71,2 anni.
Situazione simile nei Paesi Ocse prima citati: 71 anni per l'Olanda e ben 74 per quel che riguarda la Danimarca. Novità dunque per i giovani che, dopo aver terminato gli studi, cercano di gettarsi nel caotico mondo del lavoro, che li vedrà impegnati in questo modo per più di 50 anni, prima di arrivare alla fatidica età pensionabile.
Quanto costa?
L'Italia, come gli altri Paesi facenti parte dell'Ocse, vedrà comunque gravare sempre di più, nei prossimi anni, la spesa pensionistica. E quando si parla di "spese" l'Italia è sempre al primo posto, in questo caso insieme alla Grecia, per quel che riguarda la percentuale del Pil - pari nella Penisola al 15% - riguardante alle pensioni. Possibile che tale dato possa andare scemando con il passare degli anni, ma questo non significa che debba andare a 'danneggiare' i contribuenti.
L'Ocse ha infatti 'consigliato' all'Italia di limitare la spesa, adeguandosi comunque per far fronte ai futuri pensionati, considerando che l'aumento dell'età pensionabile dovrà essere sostenuto senza dimenticarsi degli adeguati benefici ad ogni pensionato. L'unico metodo valido sembra dunque quello di migliorare decisamente il tasso d'occupazione, per far si che si riduca quello sulle prestazioni sociali di vecchiaia, almeno cosi sostiene l'Ocse.