Il pacchetto Pensioni inserito all'interno della Legge di Bilancio per il 2018 potrebbe essere modificato ulteriormente alla Camera, in relazione all'estensione dei beneficiari dell'Ape social. A dirlo è Cesare Damiano, come riporta Il Corriere della Sera. Il presidente della commissione Lavoro alla Camera dei deputati ha sottolineato come ci sia l'accordo. Sempre dalla commissione presieduta dal deputato del Partito democratico potrebbe arrivare un emendamento sulle indennità economiche a favore dei lavoratori in caso di licenziamento, passando dalle attuali 4 ad 8 mensilità di indennizzo.

L'estensione a 15 categorie

Ci sono molte probabilità che vada in porto l'emendamento attraverso il quale l'Ape sociale potrà essere richiesta da 15 categorie di lavoratori addetti a mansioni gravose, anziché le attuali 11. A queste si aggiungeranno infatti le quattro categorie individuate per il blocco dell'aspettativa di vita, per i quali cioè non varrà l'aumento dei requisiti anagrafici per raggiungere la pensione di vecchiaia, che saliranno a 67 anni a partire dal 1° gennaio 2019. Dunque, se ci sarà l'ok del Parlamento, potranno accedere all'anticipo pensionistico agevolato anche i pescatori, marittimi, agricoltori e operai siderurgici.

Si ricorda che i requisiti dell'Ape in forma agevolata restano sempre gli stessi anche per l'anno prossimo. Ciò significa che per richiederlo si dovrà arrivare a compiere minimo 63 anni di età ed avere 30 o 36 anni (in caso di occupazione in mansioni gravose) di contributi già versati. L'assegno non potrà superare l'importo massimo di 1.500 euro e sarà finanziato gratuitamente dallo Stato, a differenza della prestazione erogata dall'Ape volontaria, l'anticipo pensionistico richiedibile da tutti i dipendenti pubblici e privati con 63 anni di età e 20 anni di contributi.

Riforma della Governance

La commissione Lavoro alla Camera sta anche pensando alla riforma della governance dell'Inps, presentando varie proposte a riguardo. L'idea, ha sottolineato Damiano, è di superare il concetto di "uomo solo al comando", riferendosi in questo caso a Tito Boeri, attuale numero uno dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. Non si scopre di certo oggi la volontà politica di riformare l'attuale governance, andando a ridimensionare la figura di Boeri.

Contro il presidente dell'Inps si è scagliato di recente Maurizio Landini, segretario generale della Fiom e indicato da molti come erede naturale di Susanna Camusso alla guida del sindacato Cgil. Landini, a proposito di un'eventuale sostituzione di Boeri, ha dichiarato che occorre riordinare l'Inps, sottolineando come il presidente non debba pensare di sostituirsi al Governo o al Ministro del Lavoro ma semplicemente di far funzionare bene l'istituto che presiede. Le parole del segretario della Fiom sono state riprese dall'edizione di Palermo del quotidiano Repubblica, in occasione della manifestazione tenutasi lo scorso 2 dicembre a Palermo.

Risorse a disposizione

In un articolo a firma di Mario Sensini de Il Corriere della Sera, si parla delle risorse a disposizione della Camera per apportare eventuali modifiche alla manovra finanziaria del prossimo anno. Per il 2018 le risorse finanziarie sono di importo pari a 64 milioni, cifra che sale a 197 milioni l'anno successivo (2019). Fondi esigui, che non possono ritenersi sufficienti per adottare quelle modifiche chieste dai lavoratori italiani in questi ultimi mesi. Se il pacchetto previdenziale dovesse rimanere lo stesso presentato al Senato, la Cgil proseguirà nelle sue iniziative di protesta contro il governo.

Vi ricordiamo infine l'approfondimento sull'aumento delle pensioni a partire dal 2018.

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