Le pensioni di vecchiaia nel 2019 saliranno a 67 anni di età così come l’assegno sociale. Fin da subito invece anche le donne per andare in pensione per raggiunto limite di età, raggiungono gli uomini. Infatti la pensione di vecchiaia si centra fino a fine 2018 con 66 anni e 7 mesi di età. Senza distinzioni di genere e con 20 anni di contributi versati. Esiste poi la pensione anticipata, quella distaccata da qualsiasi vincolo di età e che si centra con 42 anni e 10 mesi di lavoro alle spalle, naturalmente coperto da contribuzione, anche figurativa.

Per le donne un anno di sconto con la soglia di versamenti pari a 41 anni e 10 mesi. Questo fino al 31 dicembre 2018 perché anche in questo caso dal 1° gennaio 2019 si sale di 5 mesi, cioè 43,3 per gli uomini e 42,3 per le donne. Esistono però le pensioni anticipate destinate ai precoci, a coloro che hanno iniziato a lavorare da giovani. Si chiama Quota 41 ed è tornata di stretta attualità per via di alcune proposte che spingono per consentire a tutti i precoci di accedere a questa forma di pensione davvero anticipata.

La quota 41 così come è in vigore oggi, infatti, non è destinata a tutti i lavoratori precoci, ma solo a determinate categorie che rende la misura non fruibile dai più. Ecco chi può sfruttare questo scivolo oggi con tutte le cose che bisogna sapere.

Precoci

I lavoratori precoci, o almeno quelli che vengono considerati oggi così per quota 41 sono coloro che hanno iniziato a lavorare prima del diciannovesimo anno di età.

Non perdere le ultime news!
Clicca sotto sull’argomento che ti interessa. Ti terremo aggiornato con tutto quello che non puoi perdere.
Pensioni

Serve un anno di contributi versati prima dei 19 anni anche se versati discontinuamente. La pensione con quota 41 non è legata all’età ed è richiedibile presentando prima domanda di certificazione all’Inps e poi, in caso di conferma del diritto da parte dell’Istituto, la vera domanda di pensione. I contributi utili all’accesso dovrebbero essere tutti quelli versati, a qualsiasi titolo, a nome del richiedente, cioè figurativi compresi.

Categorie di soggetti

Nata con la Legge di Bilancio 2016, la quota 41 è confermata anche per quest’anno. Fin dal suo varo i critici la consideravano una prestazione assistenziale piuttosto che previdenziale. Infatti dal punto di vista del perimetro di applicazione e della platea di lavoratori a cui si rivolge, somiglia all’Ape sociale. Oltre che essere precoci infatti, per poter sfruttare questa opzione bisogna essere soggetti in qualche modo, disagiati.

Le categorie di lavoratori sono:

  • Disoccupati che da tre mesi hanno terminato di percepire la Naspi ed anche se nel frattempo hanno avuto lavori saltuari retribuiti con buoni lavoro, voucher e simili.
  • Invalidi o con invalidi a carico (i caregiver), tutti con percentuale di invalidità pari o superiore al 74%.
  • Soggetti che rientrano nelle 11 categorie di lavori gravosi della penultima Legge di Bilanci: maestre di asilo, infermieri delle sale operatorie, conciatori di pelli, edili, gruisti, facchini, badanti e simili, camionisti, operatori ecologici, addetti alle pulizie e macchinisti dei treni.
  • Altre 4 categorie inserite quest’anno: siderurgici, marittimi, pescatori e agricoli

Paletti e requisiti particolari

Se come platee appare evidente una restrizione, essendo una misura destinata solo a soggetti disagiati, dal punto di vista dei requisiti non cambia molto.

I 41 anni di contributi da versare, dei quali uno prima dei 19 anni di età, e l’appartenenza ad una delle categorie prima descritte non sono gli unici requisiti richiesti. Per i disoccupati, per esempio, bisogna aver terminato di percepire interamente la Naspi e restare con vuoto reddituale per almeno 3 mesi prima della presentazione dell’istanza di quota 41 all’Inps. A parziale detonazione di questo vincolo, negli ultimi 3 mesi sarà possibile lavorare saltuariamente ma senza contratto di lavoro, con retribuzione in voucher. Si rientra anche se si proviene da contratto a termine e questa è una importante estensione perché in prima istanza bisognava provenire esclusivamente da licenziamenti o dimissioni per giusta causa. Nonostante si raggiungano 41 anni di contributi, per le categorie dei lavori gravosi sarà necessario che una delle 15 attività che vi rientrano siano state svolte dal richiedente quota 41 per almeno 7 degli ultimi 10 anni prima della presentazione della domanda.

Segui la nostra pagina Facebook!
Leggi tutto