Un nuovo dossier in arrivo dall'Eurostat scatta la fotografia dell'immobilismo nel quale sono immersi i giovani italiani. Un dato che non ci posiziona certamente tra i Paesi più virtuosi rispetto alla media europea e che pone non pochi interrogativi in merito alla generazione dei millennials ed alle opportunità che sembrano loro precludersi. Secondo le ultime rilevazioni, alla richiesta di disponibilità verso un trasferimento per ottenere un lavoro, solo quattro ragazzi su dieci avrebbero risposto con un'apertura.

Di questi, due partecipanti su dieci sarebbero disposti ad un cambiamento di residenza interno alla penisola, mentre il rimanente 20% anche fuori dai confini. Si tratta di dati particolarmente rilevanti soprattutto se li si paragona con le risposte offerte dai giovani delle altre nazioni prese in considerazione. Anche se non siamo il solo Paese a registrare una simile rigidità rispetto alla mobilità lavorativa, resta il fatto che la media europea appare distante. Nell'UE circa cinque ragazzi su dieci sarebbero riluttanti ad un trasferimento, mentre tra i Paesi con il dato peggiore risultano le piccole Malta con il 73% e Cipro, con il 69%.

Il Bel Paese riscontra però la quota peggiore di under 34 che non si sono mai trasferiti in vita propria per lavoro, con un picco del 98%.

Come vanno le cose nei Paesi con maggiore mobilità lavorativa giovanile

Discorso completamente diverso per i Paesi più virtuosi, che sono caratterizzati da un'elevata mobilità giovanile. È il caso, ad esempio, della Germania (che tocca il 37%), ma dati comunque elevati sono raggiunti anche dai giovani della Svezia, della Spagna, della Finlandia e della Francia.

Resta comunque una preferenza presente in via universale verso la ricerca di un lavoro all'interno dei propri confini, prima di prendere in considerazione un trasferimento all'estero. L'unica eccezione in tal senso appare la Bulgaria, dove la propensione a cercare all'estero è quasi doppia rispetto all'idea di trovare un lavoro localmente.

L'effetto dell'istruzione sulla mobilità

Un altro dato importante sottolineato dall'Eurostat è che la disponibilità a muoversi aumenta al crescere del grado di istruzione.

Una conferma di come il proseguimento degli studi possa aprire a molteplici attività lavorative, favorendo anche un atteggiamento più favorevole verso la ricerca di nuove opportunità. Non è quindi un caso che tra i disoccupati più disposti a trasferirsi per lavoro figurino coloro che possiedono un titolo di studi più alto. Una situazione che potrebbe derivare anche da migliori competenze linguistiche, in grado di abbattere così una delle principali barriere al trasferimento. Questi dati non stupiscono soprattutto se si considera che l'Italia è tra le nazioni Ocse ad avere un minore numero di laureati.

I giovani senza lavoro non si muovono da casa

Resta il fatto che un tale quadro della situazione appare quantomeno sintomatico dei problemi che attanagliano il nostro Paese. In Italia sempre più pensionati si trasferiscono all'estero, mentre tra i giovani che scelgono questa strada figurano proprio coloro con un più alto livello di istruzione. Un rilievo che dovrebbe indurre i decisori pubblici perlomeno ad una profonda riflessione su quanto fatto finora e sui cambiamenti da apportare nelle politiche sociali dei prossimi anni.

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