Sono oltre 48mila le domande riguardanti l'APE sociale già pervenute all'Inps secondo gli ultimi dati comunicati dallo stesso istituto. Il meccanismo di prepensionamento consente l'uscita dal lavoro a partire dai 63 anni di età e con 30-36 anni di versamenti, sulla base della specifica situazione di disagio individuata dal legislatore. Delle pratiche aperte, va sottolineato che quelle accolte sono finora poco più di un terzo (circa 18500). Il vantaggio dell'opzione consiste nell'assenza di penalizzazioni nel caso in cui la richiesta riesca ad andare a buon fine.

Ricordiamo che al prossimo 31/3 partirà l'avvio della prima fase di monitoraggio del 2018 rispetto alle risorse effettivamente impiegate. Per chi non riesce a centrare gli stringenti requisiti contributivi resta invece aperta l'opzione dell'APE volontaria, accessibile a partire dai 20 anni di versamenti ma accettando la sottoscrizione di un prestito ponte, che andrà a penalizzare il futuro assegno.

Pensioni anticipate, la situazione dei lavoratori precoci e della Quota 41

Per quanto concerne la c.d. Quota 41 dei lavoratori precoci, gli ultimi dati resi disponibili nel corso del mese stimano l'arrivo di oltre 34500 pratiche presso l'Inps, delle quali oltre 11mila risultano già accolte.

Ricordiamo che il provvedimento consente l'uscita dal lavoro una volta raggiunti i 41 anni di versamenti, ma solo a specifiche categorie di lavoro o situazioni di disagio individuate dal legislatore.

APE aziendale e RITA come strumenti per gestire l'invecchiamento della forza lavoro

Al fianco delle misure "ordinarie" appena approfondite troviamo poi due nuove opzioni percorribili in casi specifici per garantire maggiore flessibilità al sistema.

La prima è l'APE aziendale, che consente in situazioni particolari di ottenere il prepensionamento a partire dai 63 anni di età. I costi sono però assolti dal datore di lavoro, che in questo modo può accompagnare gradualmente i dipendenti alla quiescenza. Il vantaggio è duplice: per il lavoratore, visto che può accorciare la distanza che lo separa dall'ingresso nell'Inps. Per il datore di lavoro, che può realizzare le riorganizzazioni aziendali di cui necessita l'attività d'impresa.

La RITA costituisce invece un salvagente in grado di sostenere il lavoratore con una rendita integrativa temporanea anticipata versata tramite il montante accumulato nel fondo pensione. In questo caso il lavoratore può ottenere fino a 10 anni di anticipo, ma per poter ottenere un sostegno davvero utile deve aver partecipato in modo sufficiente alla costruzione del proprio fondo pensionistico.

Come da nostra prassi, restiamo a disposizione dei lettori nel caso desiderino aggiungere un commento nel sito o nella pagina Facebook "Riforma Pensioni e lavoro" in merito alle ultime novità sul comparto previdenziale riportate nell'articolo.

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