La Corte di Cassazione con la sentenza n°20086/2018 ha recentemente consolidato un precedente orientamento giurisprudenziale che rafforza la tutela a favore del lavoratore subordinato prossimo alla pensione. Infatti, potrebbe capitare che un dipendente presenti le dimissioni perché convinto, in base al suo estratto conto previdenziale, di aver raggiunto la soglia necessaria dei contributi [VIDEO]. Oppure, sempre in base allo stesso documento potrebbe ritenere, in buona fede, di avere diritto ad un assegno pensionistico di un determinato importo. Il principio sancito dal Supremo Collegio è che se l'estratto conto dei contributi previdenziali è errato per un errore chiaramente imputabile all'ente previdenziale, in questo caso l'Inps, il lavoratore ha diritto al risarcimento dei danni.

Il valore dell'estratto conto presente sul sito Inps

La vera novità contenuta nella recente sentenza degli Ermellini risiede nell'irrilevanza, da un punto di vista strettamente giuridico, di eventuali differenze o discrepanze tra l'estratto conto certificativo predisposto e rilasciato dall'Inps e quello cosiddetto ordinario a disposizione del lavoratore accedendo al portale internet [VIDEO] dell'Inps e poi nel proprio fascicolo previdenziale.

In effetti, per capire la portata della sentenza della Cassazione occorre comprendere bene cos'è l'estratto conto dei contributi Inps: in questo documento sono contenuti tutti i contributi versati a favore del lavoratore, vi sono ricompresi sia i contributi obbligatori che quelli volontari, ma anche quelli riscattati da altre gestioni previdenziali e ricongiunti.

Contiene, ovviamente, anche i contributi figurativi.

Il punto centrale della sentenza

L'Inps ha sempre sostenuto che l'unico estratto conto valido sia quello certificativo in quanto prodotto dietro espressa richiesta del lavoratore assicurato. La Cassazione, invece, ha ribadito che la normativa previdenziale non richiede necessariamente che un estratto conto dell'Inps per avere valore certificativo debba obbligatoriamente essere richiesto dal lavoratore: per gli Ermellini qualunque estratto conto prodotto dall'Inps e chiaramente intellegibile e comprensibile al lavoratore ha valore di certificazione dei contributi. Ne consegue che, secondo il Supremo Collegio, l'Inps non può produrre alcun tipo di estratto conto errato. Pena, appunto, il risarcimento del danno nei confronti del lavoratore interessato.

La ragione di una simile impostazione è da ricercare, secondo il giudice di legittimità, nel principio del buon andamento della Pubblica Amministrazione. In base a tale principio i documenti emessi da un ente pubblico, quale sicuramente è l'Inps, hanno il crisma della piena veridicità e non possono essere considerati come affermazioni di cui non ci si possa fidare. Per i giudici ogni documento dell'Inps, quindi, ha valore vincolante e se viziato da errore consentirà al lavoratore di agire in giudizio per il risarcimento del danno.