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La metodologia di calcolo del Trattamento di Fine Rapporto adottata dalla Pubblica Amministrazione per determinare la liquidazione dei propri dipendenti non viola alcun principio costituzionale. È quanto stabilisce la sentenza 213/2018 della Consulta. Non vi sarebbero per il Supremo Collegio disparità di trattamento tra coloro che percepiscono il TFR e coloro che, invece, percepiscono il TFS, il Trattamento di Fine Servizio.

La questione giuridico – legale sollevata

La decisione del Supremo Collegio è stata determinata da una questione di legittimità costituzionale portata all’attenzione della Consulta dal Tribunale di Perugia.

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La questione sollevata dal Tribunale di Perugia riguardava la Legge 448/1998 relativa alle “Misure di Finanza Pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo”, cosiddetta Legge di Bilancio 1999, nella parte in cui mantiene l’applicazione della trattenuta del 2,5% del trattamento retributivo dei dipendenti pubblici in regime di TFR rispetto a quelli in regime di TFS. Il Tribunale di Perugia si riferirebbe alle disposizioni contenute nell’articolo 26 della Legge 448/1998.

In effetti, a differenza dei lavoratori del settore privato che possono beneficiare del solo TFR, i dipendenti della Pubblica Amministrazione assunti a tempo indeterminato entro il termine ultimo del 31 dicembre 2000 sono soggetti al regime del TFS, a meno che non abbiano optato per un Fondo Pensione Complementare, mentre tutti gli altri assunti dopo tale data si trovano automaticamente in regime di TFR.

Tale differenziazione fu introdotta con la Riforma Dini per parificare il calcolo della liquidazione tra dipendenti pubblici e privati. Di conseguenza, il Giudice di merito del Tribunale di Perugia avrebbe ravvisato una disparità di trattamento tra soggetti nella stessa posizione giuridica (i dipendenti pubblici in regime di TFS e in regime di TFR) e ha investito del giudizio la Corte Costituzionale. Secondo il Tribunale di Perugia, la norma costituzionale lesa dalla disposizione dell’articolo 26 della Legge 448/1998 sarebbe l’articolo 36 della Costituzione che stabilisce che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro.

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Le motivazioni della Corte Costituzionale

Gli ermellini hanno rigettato il ricorso del Tribunale di Perugia affermando che non verrebbe violato assolutamente l’articolo 36 della Costituzione, né nessun altro articolo della nostra Carta Fondamentale. Anzi, secondo i Supremi Giudici, senza la decurtazione del 2,5% stabilita dalla norma in questione, i dipendenti pubblici in regime di TFR verrebbero a percepire una retribuzione netta superiore rispetto ai loro colleghi in regime di TFS, realizzando, quindi, la disparità di trattamento paventata nel ricorso del Giudice di merito perugino.

Secondo la Consulta non vi sarebbe una disparità di trattamento nemmeno ai fini previdenziali. Infatti, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 dicembre 1999 ha introdotto un contributo figurativo del 2,5% a compensazione.