Quello delle Pensioni è un argomento che nelle fila del Movimento Cinque Stelle è sempre stato molto considerato. Il superamento della legge Fornero con l'introduzione di Quota 100 ne è stato un esempio tangibile. Negli ultimi giorni, però, non sono mancati gli attacchi relativi alle strategie sui pensionati, basti pensare che solo poche ore fa Maria Elena Boschi ha attaccato duramente il premier Conte, invitandolo a sciacquarsi la bocca prima di parlare di chi percepisce una pensione sopra i 1500 euro.

Motivo? Anche i tagli di poche decine di euro non andrebbero sottovalutati per chi percepisce un assegno giustificato dai contributi versati. E, proprio in tal senso, è intervenuto il deputato grillino Raffaele Trano.

Da 1522 a 2029 adeguamento all'inflazione al 97%

Raffaele Trano, attraverso il proprio profilo Facebook, ha provato a spiegare la sua verità e quella del Movimento Cinque Stelle sulla vicenda.

Il deputato ha postato uno "specchietto" che intende spiegare chiaramente quanto accadrà, smentendo l'ipotesi che possano esserci davvero dei tagli, quantomeno sulle pensioni di chi può essere considerato "normo-reddito". La base da cui si parte, come si può vedere, è data dal portare le pensioni minime da 507,42 euro a 780€. Si tratta della rivisitazione del concetto di pensione minima, spostandolo a "pensione di cittadinanza", permettendo a tutti di raggiungere un livello di reddito che permetta di stare al di sopra della soglia di povertà secondo quelle che sono le rilevazioni.

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Pensioni M5S

Trano sottolinea come chi percepisce dai 1522 euro lordi ai 2029 avrà un adeguamento all'inflazione del 97%. "Negli ultimi quattro anni - sottolinea - è stata del 95% e senza il nostro intervento sarebbe scesa al 90% nel 2019". I due esempi passerebbero dunque rispettivamente a 1538 euro e 2050.

Trano fa un esempio chiaro

Come si può notare dallo specchietto pubblicato, per arrivare ad una fascia di reddito che subirà un danno dalle nuove norme occorre spingersi fino ai 2537 euro mensili lordi nel 2018.

Nel 2019 l'aumento si fermerà a 2558,49, anziché arrivare fino a 2562. Il tentativo di Trano è far capire come i tagli riguarderanno principalmente i mancati aumenti su pensioni molto corpose. Il deputato grillino fa un esempio limite e molto chiaro. Gli aumenti in proporzione all'inflazione scenderanno al 77% per chi percepisce più della pensione minima e caleranno fino al 45% per chi percepisce dieci volte il trattamento minimo.

Un pensionato che percepisce 5072 euro (dieci volte il trattamento minimo), vedrà aumentare il suo assegno mensile di 22,5 euro, anziché 42 euro che avrebbe ottenuto con la nuova rivalutazione al 75%. Il tutto si concretizzerà dunque in un mancato aumento di 19,50 euro per un totale di 234 euro annui. "Andiamo avanti - afferma Trano - convinti che diminuire le diseguaglianze non produca solo equità, ma anche maggiore crescita sociale".

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