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Un settore che nonostante gli sforzi dei legislatori continua a detenere tutte le sue vecchie problematiche è sicuramente quello del Lavoro domestico. Da anni il settore è munito di un suo Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) che ne regola le modalità di assunzione e prosecuzione del rapporto di lavoro. Nonostante ciò, sono ancora tante le anomalie che riguardano lavoratori e lavoratrici spesso senza contratti e senza tutele. Secondo il quotidiano “l’Avvenire”, il lavoro nero nel settore è un autentico fenomeno, con 3 miliardi di euro che ogni anno vengono sottratti alle casse dello Stato alle voci tasse e contributi previdenziali.

Tra l'altro occorre ricordare che oggi 10 gennaio scade l'ultima rata dei contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro per l'anno 2018. Per risparmiare sul costo del lavoro, tra cui anche i contributi da versare all'Inps, i datori di lavoro, che spesso sono gli stessi assistiti da parte delle badanti, sono soliti adottare stratagemmi che però sono assolutamente illegali.

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Una badante non può essere assunta come colf, perché si tratta di due figure lavorative distinte e che nel CCNL di categoria prevedono salari e stipendi differenti. Se a questo si aggiunge che anche l’entità dei contributi previdenziali da versare da parte del datore di lavoro variano in funzione di questa differenza, evidente che ad essere penalizzati dall’adozione di queste pratiche siano soprattutto i lavoratori.

Un lavoro particolare

Tra le tante particolarità del lavoro domestico c’è il ruolo del datore di lavoro che come dicevamo spesso è lo stesso soggetto a cui il lavoratore presta assistenza. Il datore di lavoro per legge non funge da sostituto di imposta, cioè non provvede ad effettuare i conguagli fiscali per il lavoratore o ad erogare il bonus da 80 euro. Il lavoro domestico poi non rientra tra i numerosi incentivi per le nuove assunzioni come il bonus Sud e non prevede l’applicazione della nuova normativa sulla tracciabilità degli stipendi.

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Tutte anomalie di questo settore che lo rendono terreno fertile per le pratiche illecite. I datori di lavoro per risparmiare e spesso i lavoratori per ottenere un surplus di retribuzione [VIDEO] al posto della copertura assicurativa e previdenziale causano gli enormi numeri di lavoratori in nero o assunti male di cui parla l’Avvenire.

Differenze tra colf e badanti

Le due figure di lavoranti più diffuse del settore domestico sono badanti e colf. I lavoratori domestici in linea generale prestano la propria attività con continuità e nell’abitazione del datore di lavoro, tranne rari casi di non coabitazione. L’inquadramento con il quale si assume un lavoratore dipende dalle mansioni svolte e da esperienza lavorativa e responsabilità dello stesso. Anche lo stipendio cambia in base a questi fattori, oltre naturalmente all’orario di lavoro. Un lavoratore domestico può essere assunto in convivenza con il datore di lavoro o senza, a servizio intero o ridotto, a tempo pieno o parziale. Tutte particolarità regolamentate dal CCNL [VIDEO] di categoria.

La colf è colei che si occupa delle normali attività che riguardano pulizia della casa e servizi collegati alla famiglia per cui sui lavora. La badante invece è colei che presta assistenza ad una sola persona del nucleo familiare bisognosa dei suoi servigi.

Chi non si occupa di assistenza persone va inquadrato nei livelli A ed AS e pertanto, questi due livelli non si applicano alle badanti. Alcune badanti potrebbero essere inquadrate nei livelli B e BS, ma solo se prestano assistenza a persone autosufficienti. Per assumere correttamente una badante, i livelli da utilizzare sono il C ed il CS per lavoratori senza particolari esperienze e che assistono persone non autosufficienti come invalidi o anziani. Una badante formata e con esperienza di un livello medio alto deve essere inquadrata in categoria DS. In base a quanto detto, cambia di molto anche la retribuzione. Per un collaboratore inquadrato in livello A ed AS, lo stipendio minimo previsto dal CCNL è rispettivamente di 629,15 e 743,55 euro al mese. Una badante assunta nella categoria giusta ha diritto ad un trattamento retributivo minimo da 915,15 euro per il livello C a 1.201,11 euro per il livello DS. Cifre variabili anche in base all’orario di lavoro che sempre il CCNL fissa in massimo 54 ore a settimana per le conviventi a servizio intero, 30 ore a settimana per le conviventi a servizio ridotto e 40 ore a settimana per le non conviventi.