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Il decreto sulle Pensioni dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri giovedì 10 gennaio, anche se si ipotizza uno slittamento di qualche altro giorno. Nel decreto saranno contenute tutte le misure di cui tanto si parla da mesi e che nel corso del nuovo anno dovrebbero offrire modalità di uscita anticipata dal lavoro ai lavoratori. Riapertura di opzione donna, conferma per l’Ape sociale e sperimentazione di quota 100 sono i provvedimenti che tutti attendono. In attesa della conferma definitiva che solo il decreto potrà dare, dall’ultima bozza dell’atto fuoriescono novità e conferme su queste misure, come riporta una attenta analisi pubblicata dal quotidiano Il Messaggero.

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Novità che riguardano anche la più importante misura in programma, la quota 100 con nuove modalità per raggiungere i requisiti previsti, a partire dalla cosiddetta pace contributiva.

Quota 100

Si potrà andare in pensione a partire dai 62 anni di età con almeno 38 anni di contribuiti con la quota 100. La misura è sperimentale e durerà solo per tre anni, cioè fino al 2021, al termine del quale il governo ipotizza di inserire nel sistema la nuova pensione di anzianità, la quota 41 per tutti. Dall’ultima bozza del decreto arrivano conferme per quanto riguarda le modalità con cui si potrà arrivare alla fatidica soglia dei 38 anni di contribuzione.

In primo luogo, via libera al cumulo gratuito anche per quota 100, cioè si potranno raggruppare senza esborsi, i versamenti effettuati a casse previdenziali diverse per chi ha carriere discontinue e frazionate. Ad esclusione del lavoro autonomo occasionale con redditi annui entro i 5.000 euro, sarà fatto divieto a coloro che otterranno la pensione con quota 100, di arrotondare la pensione con altri redditi da lavoro. Un divieto che è confermato come durata, fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia, cioè fino al termine dell’anticipo di pensione ottenuta e quindi fino a 67 anni di età.

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Niente quota 100 per chi ha già avviato un piano per l’isopensione o ha sfruttato i fondi di solidarietà bilaterali. Nella bozza c’è anche un riferimento alla possibilità di ottenere un ulteriore anticipo di altri 3 anni (59 anni e 35 di contributi) per la quota 100. I questo caso dopo accordi tra parti sociali e aziende che hanno piani di svecchiamento dell’organico, i lavoratori potrebbero lasciare il lavoro se si trovano a 3 anni di distanza dal completamento della quota 100. Le aziende verserebbero al fondo di solidarietà ogni mese l’equivalente della pensione spettante ai lavoratori con quota 100 che quindi verrebbero accompagnati alle soglie, per tre anni ed a spese dell’azienda.

Una volta raggiunti i requisiti, l’attesa per la pensione è di tre mesi per i lavoratori privati e di sei mesi per chi lavora nella pubblica amministrazione, secondo l’ormai certo meccanismo delle finestre.

Donne, Ape e aspettativa di vita

Nella bozza è previsto anche il congelamento dell’aspettativa di vita per le pensioni anticipate. In pratica, cancellato il previsto innalzamento di 5 mesi dei contributi utili alla pensione anticipata senza vincoli di età. Non si passerà più a 43 anni e 3 mesi (42 e 3 mesi per le donne) di contribuzione per accedere alla pensione, ma il requisito resta a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

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Nelle pensioni anticipate però entrerà anche il sistema a finestre che di fatto sposta la decorrenza delle pensioni di 3 mesi. Finestre anche per i precoci e per la loro quota 41. Si lascerà il lavoro anche nel 2019 con 41 anni di contributi e con almeno uno versato prima dei 19 anni di età, nel caso di soggetti disoccupati che da tre mesi hanno finito la Naspi, invalidi o con invalidi a carico con almeno il 74% di invalidità e chi svolge lavori gravosi. Per queste stesse tipologie di soggetti confermata l’Ape sociale per il 2019. Si potrà lasciare il lavoro a 63 anni con contributi previdenziali tra i 30 ed i 36. Nella bozza inserita anche la cosiddetta pace contributiva, misura sperimentale e triennale come la quota 100. Per chi rientra come date di versamento dei contributi, interamente nel sistema contributivo, possibilità di riscatto di massimo 5 anni di periodi non coperti da contributi e sui quali non vige l’obbligo di copertura contributiva. Infine, riapre opzione donna, con la pensione a 59 anni di età con 35 di contributi offerta a lavoratrici che decideranno di aderire ed accettare una pensione calcolata con il sistema contributivo, cioè penalizzate in termini di assegno anche del 30%.