In linea con le ultime novità sulla riforma pensioni è possibile anticipare che il decreto potrebbe essere approvato entro il 17 gennaio. Tra le tematiche trattate nel decreto è prevista una riforma del sistema previdenziale, in particolare modo facciamo riferimento a quota 100. Il 17 gennaio si terrà il CdM, e nel frattempo i due opposti schieramenti politici, maggioranza e opposizione, mostrano di avere opinioni differenti.

Il Pd, ad esempio, critica gli ingenti costi della manovra per le casse dello Stato, mentre Forza Italia difende il diritto dei lavoratori di percepire una pensione adeguata ai contributi versati e minaccia di scendere in piazza con i gilet azzurri. Nel frattempo c'è il braccio di ferro tra Bruxelles e il nostro Governo: i primi lamentano che i costi sono troppo alti da sostenere per le casse del nostro Stato, mentre l'esecutivo giallo-verde asserisce che le coperture non mancano.

Tale considerazione è data anche dalla speranza di un probabile turn over generazionale. Esso avverrebbe con l'uscita di migliaia di lavoratori dal mondo del lavoro: rimarrebbero vacanti altrettante posizioni lavorative che potrebbero garantire l'assunzione di giovani ora disoccupati.

Q100: pensione più bassa fino al 30%, il vero obiettivo è Quota 41

Il sistema della Quota 100 non apporterà nessun penalizzazione ai lavoratori.

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Pensioni M5S

Sussiste la possibilità che l’assegno pensione sia più basso del 30% a causa dell’uscita anticipata di 5 anni. Nella bozza del decreto vengono confermate le finestre mobili trimestrali che dovranno essere utilizzate per l'accesso al pensionamento anticipato: i dipendenti pubblici ne potranno beneficiare solo da luglio poiché la domanda per loro deve essere inoltrata con sei mesi d'anticipo, mentre i dipendenti privati ne potranno beneficiare già dopo tre mesi.

Per chi ne beneficerà non sarà possibile cumulare al reddito da pensione redditi da lavoro, esclusi quelli di natura occasionale sino a 5 mila euro l’anno.

Il parametro è quello della ricchezza pensionistica complessiva: l'assegno viene percepito per più tempo, ma l'importo percepito è minore. In termini assoluti, per lavoratori dipendenti che oggi guadagnano 2.000 euro netti al mese, si tratta di perdite comprese tra i 35 mila euro e i 185 mila euro complessivi per il periodo di 5 anni con cui si esce in anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia.

Se vogliamo fare un esempio pratico, possiamo adottare quello di un impiegato che guadagna circa 1200 euro al mese; andando in pensione con quota 100 esso percepirà circa 840 euro mensili perdendo, appunto, il 30% dell'importo. Quota 100 sarà una misura in via sperimentale adottata solo per il triennio 2019-2021: era stata paventata la possibilità di garantire quota 41 a tutti i lavoratori, indipendentemente dall'età anagrafica, ma per ora si tratta solo di ipotesi che non hanno trovato riscontri.

Anche se il vero obiettivo del governo Conte è quello di garantire Quota 41 per tutti. All'interno della riforma messa in essere dalla Lega e dal M5S ci sono due fasi: nella prima verrà applicata quota 100 e nella seconda si utilizzerà Quota 41.

Quota 100: costo troppo alto

I costi da sostenere per garantire la riforma previdenziale con quota 100 sono senza dubbio considerevoli. Per quanto riguarda la spesa che lo Stato dovrà sostenere, solo poche settimane fa il nostro Governo ed i tecnici di Bruxelles hanno discusso. Il Governo deve, quindi, lavorare su due fronti: da una parte ci sono i lavoratori ed i cittadini che attendono la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle nuove misure, mentre dall’altra parte vi sono le nuove verifiche tecniche. Anche perché entro la fine del mese corrente arriverà il dato sull'andamento dell'economia nell'ultimo trimestre 2018, un presupposto importante per capire fin da subito se le stime del Governo risulteranno orientate nella direzione giusta.

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