Migliaia di persone sono intente a compilare i moduli predisposti per il reddito di cittadinanza, la misura unica di contrasto della povertà e disuguaglianza sociale, ideata dal Movimento 5 Stelle per sostenere gli italiani in difficoltà. Il piano mensile è destinato esclusivamente a chi ha un reddito fino a 9360 euro di Isee e prevede il versamento mensile di 780 euro alla persona single e di 1330 euro alle famiglie (composte da almeno 3 adulti e 2 minori).

Molti si sono chiesti se l'ammontare del reddito sia effettivamente sufficiente per aiutare le famiglie in difficoltà, dato che l'Italia presenta realtà economiche molto diverse che la crisi degli ultimi anni ha progressivamente peggiorato.

Il timore condiviso è che il reddito di cittadinanza possa rappresentare una salvezza per alcuni e una misura insufficiente per altri.

La ricerca, condotta negli ultimi diciotto mesi dalla piattaforma digitale Numbeo e basata su un campione di 29522 persone provenienti da tutta Italia mostra come, a parità di reddito, una famiglia che vive nelle periferie di Firenze, Milano o Roma debba sostenere spese maggiori di una famiglia che vive a Napoli.

Quanto basta

Secondo lo studio effettuato, considerando i costi generici da affrontare, senza inserire l'affitto di un immobile dove vivere, il costo mensile per una famiglia che vive a Firenze è di 2838 euro, 2786 euro a Milano, 2631 a Roma, 2,305.51 euro a Napoli.

Questi risultati possono essere rapportati al salario minimo che varia a seconda della città di riferimento: il dato più interessante è quello che contrappone Firenze, con uno stipendio medio di 1382,82 euro, a Napoli, con un salario medio di 1100,72 euro.

Ragionando nell'ottica del reddito di cittadinanza, chi lavora a Napoli guadagna in media meno di quanto gli spetterebbe se recepisse il sostegno statale.

Questo gli permetterebbe di sostenere un affitto fuori città che ammonta, secondo i dati, a 670 euro; la stessa possibilità non è riservata ai cittadini di Firenze o Milano, i quali stipendi sono più alti (1382,82 euro e 1513,34 euro) ma appena sufficienti per pagare l'affitto di una stessa casa fuori città, che ammonta rispettivamente a 1020 euro e 1285,58 euro.

Beni primari e secondari

All'affito, si aggiunge il costo mensile delle utenze. Delle quattro città prese in esame, sulla base di un appartamento di 85 m², le più alte sono registrate a Napoli (151,76 euro), mentre le più basse sorprendentemente a Milano (126, 02 euro). Tuttavia, tenendo presenti i dati sopra elencati, un cittadino di Milano con il suo stipendio riuscirebbe a malapena a pagare affitto e bollette, mentre quello di Napoli avrebbe un margine, seppure minimo, superiore al primo. A tal proposito, bisogna considerare che il prezzo di beni primari, come cibo, acqua e vestiti, nella parte meridionale della penisola, sono inferiori a quelli dell'Italia settentrionale. Ad esempio, comprare una confezione di uova da dodici a Napoli costa in media 2,22 euro; a Firenze la stessa confenzione vale esattamente il doppio.

Ripartenza in salita

Il Vicepresidente Luigi di Maio, ha affermato che grazie al Reddito di Cittadinanza i cittadini "Inonderanno il commercio, negozi e piccole imprese”. I dati dello studio non sembrano confermare questa dichiarazione. Per permettere a una famiglia di quattro persone, a Firenze, di spendere soldi andando, ad esempio, a cena fuori tutti i sabati, in un ristorante di medio prezzo, occorrerebbero circa 300 euro al mese, rispetto ad una famiglia napoletana che necessiterebbe in media di 160 euro. Allo stesso modo, fare shopping comporta le medesime difficoltà: acquistare un jeans della stessa marca a Napoli costa circa 52 euro, a Firenze 90 euro, a Milano 86,39 euro; mentre comprare lo stesso paio di scarpe, richiede circa 65 euro a Napoli, quasi 90 euro a Firenze.

Impressioni

È importante sottolineare che il reddito di cittadinanza è una misura temporanea della durata di un anno e mezzo, per assistere i beneficiari nella ricerca di un nuovo impiego. Se dobbiamo far riferimento ai dati di questo studio, i cittadini italiani, ai quali è destinato il sostegno economico statale, sarebbero in difficoltà nel procurarsi i beni di prima necessità, perciò è molto difficile che decidano di rivolgere le loro entrate verso altri prodotti.

Quindi, in una condizione di recessione, sarebbe utopico considerare la misura di assistenzialismo proposta dal governo come salvagente dell'economia italiana.

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