Le discussioni sulle pensioni anticipate tramite quota 100 sono diventate nelle scorse settimane sempre più animate, tra chi prospettava un'interruzione dell'opzione e chi invece ne chiedeva una sua estensione. Nel frattempo, dall'Inps, sono emersi nuovi dati, i quali hanno confermato il trend discendente delle richieste di accesso già iniziato negli scorsi mesi. Ne emerge un quadro, a volte, contraddittorio sulla nuova misura di prepensionamento, mentre l'unica certezza al momento è proprio il fatto che la quota 100 è stata utile per molti, ma risultando ancora ben distante dall'essere la chiave di svolta tanto attesa per il superamento della legge Fornero.

Pensioni anticipate e Quota 100: dopo il boom iniziale delle domande si concretizza il crollo

Per cercare di capire meglio il fenomeno della quota 100 bisogna riprendere in mano i dati, ed in particolare l'evoluzione del flusso delle richieste di accesso al pensionamento anticipato. Un'analisi compiuta recentemente da 'Il Sole 24 Ore', che ha evidenziato una media di circa 4mila domande ogni 24 ore nei primi giorni di operatività.

Se questo dato viene confrontato con la media delle pratiche risalenti allo scorso mese di agosto 2019, si vede un calo del 90% (il numero è passato attorno alle 300 richieste giornaliere). Dopo il boom delle settimane iniziali si è quindi manifestato un vero e proprio crollo delle richieste di pensionamento anticipato. Una tendenza che deve tener contro anche del particolare meccanismo di funzionamento della quota 100, visto le finestre di accesso trimestrali per i lavoratori privati e semestrali per chi è inserito nel pubblico impiego.

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Il capitolo della spesa e l'attenzione sulle risorse in avanzo

Parallelamente al trend di discesa delle richieste di accesso alla quota 100 si è registrato un altro fenomeno particolarmente interessante circa la sostenibilità dell'opzione di quiescenza anticipata. Il crollo delle richieste, infatti, ha liberato risorse importanti rispetto alle proiezioni iniziali, che basavano il calcolo delle coperture su di un numero maggiore di accessi all'Inps da parte dei lavoratori.

Così, paradossalmente, proprio il calo dell'interesse verso questo meccanismo di quiescenza potrebbe aiutare a mantenerlo in essere fino al termine della sperimentazione, prevista per il 31 dicembre 2021. Questo perché il provvedimento impegnerà con tutta probabilità risorse perlomeno dimezzate, rendendo quindi possibile reindirizzare i risparmi verso misure considerate meno onerose e più inclusive.

Ma anche verso altri nodi da sciogliere considerati come altrettanto emergenziali. È il caso del disinnesco delle clausole di salvaguardia dell'Iva, che rappresenta una delle sfide più grandi all'interno della prossima legge di bilancio 2020.

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