Quota 100, come misura d'uscita anticipata, va verso l'esaurimento per scelta del governo. C'è ansia di capire cosa accadrà a capire dal 2022 e in che modo verrà eventualmente organizzata quella che potrebbe essere la riforma strutturale del sistema pensionistico. L'ultima porta la firma di Elsa Fornero. L'ex Ministro, da ospite di Di Martedì su La 7, è stata protagonista di uno scambio di battute con l'attuale Presidente dell'Inps Pasquale Tridico. Pur condividendo le esternazioni del numero uno dell'ente previdenziale, ha portato all'attenzione il problema principale: ossia la necessità di trovare le risorse per mettere insieme un sistema che regga.

Fornero dubbiosa sulle ipotesi di flessibilità

Ai tempi del governo Monti, per far quadrare i conti, Elsa Fornero finì addirittura in lacrime. In molti ricorderanno come molte persone ad un passo dalla pensione furono costrette a posticipare l'uscita dal lavoro per via delle nuove norme, rese necessarie per poter far stare in piedi il sistema. A distanza di anni Elsa Fornero continua ad avere bene a fuoco il problema. Prima del suo intervento, ha parlato Tridico che ha manifestato l'intenzione di ideare un sistema flessibile per le eventuali uscite anticipate basate su un indice di gravosità delle varie professioni.

Un orizzonte che prevederebbe tabelle e di fatto, attraverso dei coefficienti, potrebbe permettere il congedo dal lavoro anche ad età più basse. "Le cose che dice Tridico - ha sottolineato Elsa Fornero - di per se sono anche buone". Una premessa che serve ad annunciare, però, quello che è a suo avviso il problema di fondo. "Il problema è - ha detto - dove troviamo i soldi?". "Vogliamo - ha chiesto - fare un Italia di pensionati e di assistiti?

I giovani non trovano lavoro e vanno all'estero, non possiamo permettercelo".

In Svezia si lavora mediamente 43 anni

Da tempo la Fornero sottolinea che l'Italia dovrebbe investire, ad esempio, in ricerca ed istruzione per ripartire. Allo stato attuale, sul bilancio italiano grava la necessità di tenere in piedi l'attuale sistema previdenziale. Per spiegare la situazione pone in evidenza l'esempio della Svezia, sulla base di quello che è stato, per lei, un confronto con uno studioso di Pensioni svedese avvenuto nei giorni scorsi nell'ambito di un convegno.

"Loro - ha sottolineato - pagano un'aliquota contributiva del 23%, noi del 33% e non basta. Lo Stato deve prendere soldi e metterli lì. Come facciamo ad allargare le prestazioni?".

I dubbi sulla sostenibilità del sistema pensionistico italiano, arrivano anche da altri dati provenienti dalla Svezia. "Mi ha ricordato - rivela - una una cosa tragica nella sua brutalità. La durata media della vita lavorativa degli italiani è 32 anni, quella di uno svedese è 43 anni". Evidente che, con quei presupposti, il sistema pensionistico possa apparire più stabile.

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