Un anno fa si temeva l'esodo tra i dipendenti della Pubblica Amministrazione in conseguenza dell'entrata in vigore delle Pensioni a quota 100 dal gennaio 2019 e invece non è stato cosi. Gli statali continuano a lavorare ben oltre l'età di 62 anni che, unitamente ai 38 di contributi, rappresenta il requisito minimo della sperimentazione partita lo scorso anno. Il risultato è che l'età media dei lavoratori del pubblico impiego continua ad essere alta e che, proprio in conseguenza dei tanti anni di lavoro e di contribuzione, gli assegni di pensione sono elevati ma solo per i lavoratori uomini che incassano, mediamente, un mensile doppio rispetto a quelli erogati alle donne e ai lavoratori del settore privato.

A fare l'analisi dell'andamento della quota 100 in circa un anno e mezzo di sperimentazione e delle altre formule di pensionamento, anche anticipato, è l'Osservatorio socio-economico della Cisl Bergamo che ha tratto i risultati della provincia sulla base dei dati messi a disposizione dall'Inps.

Pensioni anticipate, ultime novità di oggi su uscita a 62 anni statali e privati, uomini e donne

Il primo risultato dello studio è la smentita di una fuga di dipendenti della Pubblica amministrazione con le pensioni anticipate a quota 100. Dall'elaborazione dei dati Inps, il sindacato chiarisce che il numero degli ex dipendenti del pubblico impiego in pensione al 1° gennaio 2020 è pari a 26.610 unità, 828 assegni in più rispetto all'inizio del 2019.

Riportato in termini percentuali, il numero dei pensionati ex statali è aumentato di appena lo 0,9% nell'anno di inizio sperimentazione della quota 100, periodo nel quale l'Inps ha registrato in tutta Italia oltre 150mila domande accolte di prepensionamento dai 62 anni tra settore pubblico e privato.

L'andamento, in controtendenza rispetto alle attese, è confermato dal numero di nuovi pensionati statali che sono usciti da lavoro alla maturazione dei requisiti anagrafici: "Quasi il 10% (di pensionati comprendendo anche le pensioni di vecchiaia, n.d.r.) in più - commenta Roberto Corona della Fnp Cisl Bergamo - a testimonianza dell'età elevata dei dipendenti del pubblico impiego".

La stima è confermata anche dallo studio per classi di età: dai 60 ai 64 anni la provincia di Bergamo perde 28 assegni di pensione rispetto al 2019, a testimonianza del fatto che chi lavora nel pubblico impiego ha un incarico più stabile rispetto ai lavoratori del privato. Proprio i contribuenti del settore privato, conti alla mano, mostrano una maggiore tendenza all'uscita da lavoro il prima possibile: chi può, al compimento dei 62 anni e con l'anzianità contributiva minima richiesta, sceglie di agganciare la pensione a quota 100 alla prima data utile.

Quota 100: la misura di pensione anticipata non ha prodotto emorragia nella Pubblica amministrazione

Ulteriori conferme, con o senza quota 100, si hanno anche sulla disparità dell'assegno di pensione mensile tra uomini e donne, ma anche tra impiegati del settore pubblico e quelli del privato.

Dai dati della rilevazione della Cisl Bergamo, il maggior risultato lo ottengono gli uomini impiegati nella Pubblica amministrazione che, in uscita da lavoro, riescono ad ottenere un assegno di pensione medio mensile di 3.302 euro, il doppio rispetto a quello percepito dalle donne che si ferma mediamente a 1.621 euro e a quello degli ex lavoratori del settore privato che prendono ancora meno, sotto i 1.500 euro. Numeri che arrivano a metà del percorso di sperimentazione della quota 100 e che smentiscono alcune previsioni fatte un anno fa sui possibili scenari delle pensioni con l'introduzione della quota 100. Si stimava un'emorragia di lavoratori della Pubblica amministrazione dovuta soprattutto alla nuova misura sperimentale di uscita a 62 anni, ma dai dati della provincia di Bergamo così non è stato: i quota 100 si sono attestati al 10% del totale dei pensionamenti rispetto ai 1.000 preventivati.

"Quota 100 - sostiene ancora Corona - non è stata la panacea come si credeva un anno fa. Non ha risolto i problemi occupazionali rimpiazzando i posti di lavoro soprattutto delle lavoratrici. Al contrario - conclude il componente della Fnp Cisl - sia nel settore pubblico che in quello privato si è verificato un calo delle pensioni, soprattutto quelle delle lavoratrici che maggiormente sarebbero state interessate all'uscita con quota 100".

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