Gli importi delle Pensioni saranno sempre più al ribasso. A fare le proiezioni dei prossimi anni è la Ragioneria Generale dello Stato che ha preso in esame sia l'ipotesi dei nuovi pensionati da anzianità contributiva pari a 38 anni nel periodo 2010-2040 che l'anzianità contributiva parametrata all'età della pensione di vecchiaia per le uscite dello stesso periodo. Nel Rapporto numero 21 sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario, vengono prese in esame le pensioni dei lavoratori provenienti dal settore privato e gli autonomi.

Rispetto a 10 anni fa i tassi di sostituzione netti, ovvero gli importi delle pensioni rispetto all'ultimo stipendio o reddito da lavoro percepiti, hanno mostrato una tendenza media al ribasso.

Pensioni: quanto si prende nel 2020

Niente a che vedere con i ribassi delle pensioni dei prossimi 10 o 20 anni. Infatti, a un dipendente privato che nel 2010 andava in pensione con 38 anni di contributi all'età prevista per la pensione di vecchiaia di 65 anni e quattro mesi, veniva liquidato un importo previdenziale pari all'82,8% dell'ultimo stipendio, cifra che è calata di poco più di un punto percentuale nel 2020, fissandosi all'81,5% nonostante, nel frattempo, sia aumentata l'età di uscita a 67 anni. Ma le differenze si noteranno più marcatamente con le pensioni dei prossimi anni che risentiranno sempre più del ricalcolo contributivo: con gli stessi parametri di uscita (ma un'età della pensione di vecchiaia in aumento fino a 67 anni e dieci mesi), nel 2030 il tasso di sostituzione netto si abbasserà al 73,4% e nel 2040 addirittura al 67,2% con una pensione di vecchiaia che, secondo i calcoli della Ragioneria di Stato, dovrebbe scendere mediamente a 65 anni e otto mesi solo nel 2040.

Va peggio ai lavoratori autonomi che nel 2010 prendevano il 93,2% di pensione rispetto al reddito: negli ultimi dieci anni il calo è stato di circa 15 punti percentuali (77,7%). Fino al 2030 perderanno ancora oltre 12 punti (65,2%), mentre rimarranno quasi stabili al 64,9% nel 2040 ma con un'età di uscita pari a 68 anni e otto mesi.

Pensioni: importi in diminuzione e aumento età di uscita e contributi dal 2020 al 2030

Le simulazioni della Ragioneria Generale dello Stato sugli importi delle pensioni hanno preso in esame anche il solo requisito dell'anzianità contributiva parametrata all'età di uscita della pensione di vecchiaia (attualmente fissata a 67 anni).

All'aumentare dell'età, l'ipotesi dei tecnici prevede un maggiore numero di anni di contributi. A un dipendente privato al quale nel 2010, all'età di uscita di 65 anni e quattro mesi unitamente a una contribuzione media di 35 anni e quattro mesi, veniva liquidata una pensione pari al 77,9% dell'ultimo stipendio, corrisponde un aumento al 79,5% del proprio importo di pensione nel 2020, ma a fronte di un aumento dell'età di pensionamento a 67 anni e di un numero di anni di contributi pari a 37.

Nei prossimi dieci anni la percentuale scenderà fino al 73,1% nonostante l'aumento della pensione di vecchiaia a 67 anni e dieci mesi e un numero di anni di contributi pari alla quota 37,10. Un leggero aumento si registrerà nel decennio 2030-2040 (74,2%) ma occorreranno 68 anni e otto mesi per la pensione e una quota media di contributi pari a 38,8.

Più accentuate le percentuali di perdita di pensione tra gli autonomi: a fronte dell'88,2% del 2010 (uscita a 65 anni e sette mesi con una media contributi di 35 anni e sette mesi), nel 2020 l'importo previdenziale rispetto all'ultimo reddito da lavoro si è abbassato al 75,4% (con età di pensionamento pari a 67 anni unitamente a 37 di contributi). Nel prossimo decennio gli autonomi prenderanno il 64,8% dell'ultimo reddito (con uscita a 67,10 e 37,10 di contributi medi), mentre nel decennio 2030-2040 il tasso di sostituzione medio netto si alzerà al 65,6% ma a fronte di una pensione di vecchiaia a 68 anni e otto mesi e un montante contributivo realizzato in 38 anni e otto mesi di lavoro.

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