Pensioni, l'addio a Quota 100 e la necessità di superare lo scalone. Sono questi gli argomenti trattati da Elsa Fornero, ospite a L'aria che tira. Nel corso della trasmissione condotta da Myrta Merlino l'ex ministro del governo Monti ha spiegato come Quota 102 potrebbe essere uno strumento necessario per evitare lo scalone previsto nel 2022, pur non considerandolo una soluzione a lungo termine. La professoressa ha, inoltre, spiegato come oggi si paghino le conseguenze di alcune pensioni concesse in età troppo giovane.

Addio Quota 100: il rischio è l'effetto scalone

Quota 100 andrà in esaurimento alla fine del 2021.

La sperimentazione triennale della misura voluta da Lega e Movimento 5 Stelle arriverà, di fatto, al capolinea. Al di là delle speculazioni politiche alla vicenda, è sbagliato dire che si tornerà alla Legge Fornero. Le norme che regolano il sistema previdenziale sono sempre rimaste quelle predisposte dal governo presieduto da Mario Monti, tutte le altre vie d'uscita sono state opzioni che hanno avuto una durata limitata. Di certo c'è che, a partire dal 2022, si potrebbe assistere al così detto scalone. Di colpo chi, per effetto di un anno in meno, ha visto quasi coetanei andare in pensione a 62 anni con Quota 100, rischierebbe di non avere la stessa possibilità.

Riforma pensioni per andare oltre la Fornero

Prima del lockdown si era ipotizzato che il governo potesse iniziare a studiare una nuova riforma delle pensioni. Tuttavia, l'emergenza sanitaria ha cambiato necessariamente l'agenda. La priorità è diventata quindi evitare lo scalone, definito dalla stessa Fornero un "passaggio brusco".

"Questo anno ultimo di Quota 100 - ha spiegato - dovrebbe servire per preparare la transizione. C'è bisogno di ritornare su meccanismi come l'Ape Social che sono rivolti ai lavoratori in difficoltà e che riguardano non tanto il sistema pensionistico, ma riguardano gli interventi a favore delle persone in difficoltà e bisogna guardare sopratutto a loro".

"Quota 102 - ha evidenziato - indefinitamente non è necessariamente una buona idea" si può però pensare "come passaggio per imprimere una certa gradualità"."O si va - ha proseguito - in pensione con una certa età o con una pensione anticipata se si sono accumulati sufficienti contributi per non essere in povertà dopo. Molte delle pensioni povere dipendono dal fatto che sono state concesse a età relativamente giovane. Sto parlando di persone in buona Salute e con un lavoro. Non sto parlando di persone disoccupate in età anziana e che possono avere molta difficoltà e per le quali dovremmo attivare delle politiche attive vere".

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