Il Ministro dell'Economia, Daniele Franco, ha lanciato una proposta che , per ora solo oralmente in quanto non risulta essere inserita nel Dpb (documento programmatico di bilancio), ha letteralmente spiazzato tutte le forze politiche di maggioranza. Sorprendendo i vari partiti, infatti, Franco ha parlato di una ipotesi pensionistica di 'Quota 102 e 104', per permettere ai cittadini italiani di congedarsi dal proprio lavoro anticipatamente. Questo sarebbe possibile attraverso lo scaglionamento delle Pensioni nel prossimo biennio, 2022-2023. Ancora, stando a quanto paventato dal capo del Dicastero delle Finanze, non vi sarebbero ulteriori estensioni delle categorie di lavoro considerato gravoso ed anche un verosimile stop alla proposta di prorogare il pacchetto 'Opzione Donna'.

Ma a preoccupare molto i vari esponenti politici riguardo alla questione delle pensioni, sarebbe la notizia di veder destinare all'uscita anzitempo dai posti di lavoro, solo 600 milioni di euro della prossima Manovra finanziaria per il 2022 e ancora di meno per l'anno a seguire.

Contrarietà tra i partiti: La Lega su tutti

Tutti i partiti hanno espresso più o meno riserve su questo tipo di proposta avanzata dal Ministero dell'Economia. In particolar modo, la Lega, ha dimostrato in modo veemente contrarietà alle parole di Daniele Franco. Il Ministro è stato incalzato da messaggi e telefonate da parte dei vari esponenti di partito con la richiesta di rivedere la propria posizione, rimodulando e alleggerendo la proposta fatta.

Qualora questo modello pensionistico, infatti, dovesse essere approvato, si rischierebbe di mandare in pensione solo poche decine di migliaia di lavoratori nel 2022, mentre la restante parte, che attualmente, ha già compiuto i 61-62 anni anagrafici e maturato i 37 di anzianità contributiva, verrebbe notevolmente danneggiata.

Se 'Quota 100' fosse stata prorogata, invece, questi lavoratori avrebbero potuto ottenere il pensionamento anticipato già dall'anno prossimo. Laddove dovesse essere introdotta ' Quota 102', arriverebbero ai 64 anni di età ed ai 38 di anzianità contributiva nel 2022, per arrivare poi con 'Quota 104' a 64 anni e 38 di contributi nel 2023, e non potendo più andare in pensione come richiesto, sarebbero costretti ad attendere il 2026, ossia il termine consueto per raggiungere la pensione di vecchiaia o di anzianità di servizio.

Saremmo, in tal caso, dinanzi ad una sbavatura di natura tecnica che potrebbe portare alla paralisi dei pensionamenti anticipati per almeno 5 anni. Si penserebbe quindi a detta delle varie forze politiche, di proporre al Ministro Franco due ipotesi in grado di diluire l'impatto che l'introduzione di questo schema pensionistico potrebbe produrre sulla tenuta economica e sociale italiana. La prima è una gradualità dei pensionamenti a scaglioni in un lasso di tempo di 3 o 4 anni al massimo. Cioè, si inizierebbe con 'Quota 102', per salire gradualmente per uno o due anni successivi ed arrivare a 'Quota 103' e via dicendo fino a 'Quota 104'. La seconda proposta alternativa, consisterebbe nell'esordio di 'Quota 101', cioè con 63 anni anagrafici e 38 di contributi e non con '102'.

Progettare in questi termini, però, implicherebbe necessariamente un aumento delle risorse da stanziare per il prossimo triennio, cioè all'incirca 1,5 miliardi di euro, perché ad andare in pensione sarebbero molte più persone. Il clima appare assai teso tra Governo e partiti politici, in quanto, per irrobustire i fondi per i pensionamenti, si deve obbligatoriamente risparmiare da altre parti. E le urgenze di carattere economico-sociale del nostro Paese sono molteplici e tutte egualmente indifferibili. Vi è attesa in vista di martedì prossimo, quando vi sarà la prova per l'Esecutivo guidato da Mario Draghi dell'approvazione del Disegno della Legge di Bilancio. Per una Manovra Finanziaria che sembra non potersi più discostare dai 23,4 miliardi già stabiliti.