Vi ricordate il famoso film del regista Silverstein, 'un uomo chiamato cavallo', un cult della cinematografia mondiale? Bene, quello che è successo in provincia di Lecce non ha molto in comune con il film, se non il trattamento riservato ad un uomo con problemi di obesità che doveva essere sottoposto ad una risonanza magnetica. Ed alla fine, indirizzato dalla sanità salentina ad un centro diagnostico equino, proprio come se fosse un cavallo.

L'incredibile storia parte in provincia di Lecce ed il suo protagonista Vito, 32enne, a causa del suo notevole peso, circa 180 kg, soffre di dolori lancinanti alla schiena. Qualche giorno fa decide di rivolgersi ad una struttura sanitaria per prenotare una risonanza lombo-sacrale, ma scopre che non ci sono macchinari adatti a 'contenere' la sua stazza fisica.

Nessuna struttura adeguata

Ed è così che per il povero Vito inizia un vero e proprio calvario, fatto di continui dinieghi in quanto nessun centro medico vuole adoperarsi per caricarlo sull'attrezzatura sanitaria. Decide di rivolgersi a Tommaso Prima, che in qualità di responsabile del 'Comitato per la difesa dei diritti delle persone obese' consulta una serie di strutture sanitarie per risolvere il problema. A questo punto il disservizio da farsa si trasforma in tragedia per il poveretto. Un operatore, infatti, comunica al Sig. Prima che l'unico modo per definire tempestivamente il problema è quello di rivolgersi ad un centro veterinario equino in provincia di Ferrara.

Uno scherzo? No, tutto vero come confermato dallo stesso Comitato. Il povero Vito proprio come succede nella trama del film trattato come un cavallo, a causa della sua obesità, di essere, come si dice, 'un ciccione'.

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Ma il problema è abbastanza serio. In Italia alcuni ospedali posseggono macchinari per taglie forti, mentre scarseggiano o non ce ne sono affatto nel Salento.

La vicenda, dopo le vibranti proteste del Comitato, fortunatamente si è conclusa in maniera positiva, grazie al primario di radiologia di Lecce, Massimo Torsello, che lo ha invitato presso l'ospedale 'Vito Fazzi' , provvisto di macchinari con carrello da 250 kg e tunnel da 70 centimetri di diametro, proprio quello che serviva allo sventurato.