Quali sono le auto che hanno segnato la storia del secolo scorso?
Al primo posto, sia temporalmente che per "impatto sul sociale", la Seicento, simbolo del boom economico, di un "dopo guerra" in cui fiorirono speranze e ambizioni... e tante furono realizzate. Lasciati alle spalle treni e valige di cartone, l'italiano con la Seicento scoprì la libertà di movimento e con essa individualità e iniziativa personale. L'auto così ebbe anche simbologie politiche. Il "servizio pubblico" accomunava il proletariato, unito sul tram, ma nessuno voleva più essere un proletario.
Gli italiani volevano la Seicento. L'indotto fu enorme e non solo nel mercato dell'auto. Si costruirono strade, autostrade, ponti... località depresse trovarono vivacità e benessere, meta di gite domenicali. La Seicento fu l'emblema di quegli anni, in cui scoprimmo un paese diverso.
Più moderno ovviamente il fenomeno del Maggiolino, auto icona di una generazione del '68. Divenne simbolo di identificazione e di appartenenza, insieme alle marce di protesta, al femminismo, alla minigonna. Mentre i rampolli della ricca borghesia sfrecciavano su fiammanti Fulvia coupé, l'intellettuale, il diverso, il contestatore un po' snob guidava il Maggiolino. Questi gli aspetti culturali, ma il successo dell'auto fu decretato a livello internazionale.
Fondamentali la linea originale, la robustezza, il rapporto qualità prezzo. Una spinta venne anche dal cinema, ricordiamo "Un Maggiolino tutto matto" di Walt Disney.
E veniamo al trendy, la Mini. Auto per ragazze viziate, decise, emancipate, che scelgono l'auto come si sceglie un vestito... o un fidanzato. Ma l'auto poteva essere solo una Mini, meglio verde oliva. E per lui? La grintosa Mini Cooper, con 1300 c.c. di cilindrata e ruote maggiorate. Simbologie della giovinezza.
Un mito per il 2000? Per ora lo si cerca nel prezzo, nel lusso estremo. Ma è difficile (e non è mai successo) che un'auto, solo perché costosa, faccia cultura e possa diventare un nuovo mito.