Il caso va avanti, e i marchi interessati da quello che sembra essere l'ennesimo scandalo per l'industria tedesca, si sbottonano. Dopo il tornado scattato dall'articolo del settimanale tedesco Der Spiegel, che accusa i tre grandi costruttori tedeschi BMW, Daimler e Volkswagen di aver creato un cartello frutto di accordi tra loro, che tende a stabilire strategie e prezzi sul mercato a discapito di consumatori e concorrenti, esce la prima dichiarazione proveniente da BMW, che prende le distanze da quanto scritto da Der Spiegel.

Quella assunta dalla Casa di Monaco è una posizione molto netta, che ribadisce la "non manipolazione" delle vetture del gruppo e la possibilità di aver intrattenuto accordi in infrazione alle leggi dell'antitrust. Dunque tutte le scelte effettuate dall'azienda sono da imputare unicamente a strategie prese dalla BMW stessa. L'azienda si concentra sull'aspetto tecnologico della faccenda perché, nello specifico, viene mossa nei suoi confronti l'accusa di aver manipolato anche la capacità dei serbatoi "AdBlue" (in cui viene inserito un additivo per il controllo delle emissioni).

Ma l'azienda nega tutto, ed entrando nel dettaglio tecnico, la Casa precisa che è proprio grazie alla loro superiorità tecnologica che i consumi di AdBlue risultano assolutamente inferiori rispetto a quelli degli altri costruttori interessati dal caso. Una superiorità che garantisce emissioni particolarmente ridotte in condizioni di guida reale, facendo risultare inutile qualsiasi modifica al serbatoio.

Lo strappo tra BMW e Daimler

Dopo questa ammissione, BMW ha annullato i contratti e gli accordi stipulati con la Daimler (Mercedes-Benz) interessata anch'essa dall'indagine. All'origine di questa scelta ci sarebbe l'autodenuncia da parte di Daimler all'antitrust tedesco per "sospetta violazione delle norme antitrust nella fornitura di acciai". I progetti in bilico sono numerosi e vanno dagli acquisti congiunti alla collaborazione per lo sviluppo dell'infrastruttura di ricarica per le auto elettriche (nella quale sono coinvolti anche Volkswagen e la divisione europea della Ford).

Dichiara la BMW: "La mossa ha danneggiato la fiducia della BMW nei confronti di Daimler". Il primo risultato di questo strappo è che tutto il lavoro svolto per la possibile fusione tra i servizi di car sharing Car2go e DriveNow sembra, al momento, andato in fumo.

"Tranquillità" in Volkswagen

Il Consiglio di amministrazione di Volkswagen A.G. (che ha portato avanti un'autodenuncia analoga a quella di Daimler) non ha nulla da dichiarare in merito alla faccenda.

Però, come indicazione generale, la Volkswagen tiene a precisare che è pratica comune discutere su fattibilità e standardizzazione di soluzione tecniche e di sicurezza con gli altri costruttori, in un rapporto di concorrenza e completa fiducia. Secondo la casa questa pratica è vantaggiosa specialmente per il cliente, perché porta ad una riduzione dei costi di acquisto.

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