All'inaugurazione dell'anno scolastico il ministro dell'Istruzione Profumo ha parlato di un'Italia multietnica e multiculturale,  affermando che ciò comporta la necessità di rivedere l'Insegnamento della Religione Cattolica (IRC), così come l'insegnamento della geografia. Immediata la reazione di monsignor Gianni Ambrosio, presidente della Commissione Episcopale per la scuola, secondo il quale l'IRC è "un'introduzione a quei valori fondanti della nostra realtà culturale che trovano la propria radice proprio nel cristianesimo".

Tra i contrari alle parole del ministro vi è Paola Binetti (UDC): "oggi abbiamo più bisogno di religione, una religione insegnata meglio e testimoniata prima di tutto con l'esempio degli insegnanti". Il capogruppo del PdL al Senato Maurizio Gasparri dichiara: "Non spetta ad un governo tecnico la revisione dei programmi scolastici". Per Gasparri l'IRC "rappresenta l'identificazione e la riaffermazione delle nostre radici storiche e culturali. Per questo è inaccettabile qualsiasi cambiamento o addirittura abolizione.

Soprattutto in un momento come questo che vede i cristiani nel mondo oggetto di persecuzioni e rappresaglie". L'onorevole Davide Cavallotto (Lega Nord): "Dopo la sua personale crociata contro il Nord, adesso il ministro Profumo dichiara guerra all'ora di religione".

Si dicono d'accordo con le parole di ieri di Profumo, invece, i Radicali Italiani, l'Italia dei Valori ed anche la Rete degli Studenti Medi.

Per la senatrice della delegazione radicale Donatella Poretti, attraverso l'IRC "non si insegna storia delle religioni, ma si fa catechismo coi soldi pubblici". Per Pierfelice Zazzera (IdV), vicepresidente della Commissione Cultura della Camera, oltre a rivedere l'IRC, "bisogna procedere al taglio dei fondi stanziati per le scuole private e confessionali". Daniele Lanni, portavoce degli Studenti Medi afferma che "Il ministro ha ragione.

I programmi di religione e di geografia vanno assolutamente rivisti. Ma questo non può bastare per risollevare la didattica italiana, ferma a più di 40 anni fa". Secondo Mimmo Pantaleo, segretario generale della FLC-CGIL, il ministro "ha perfettamente ragione quando propone la necessità di rivedere la funzione dell'ora di religione e di geografia. È fondamentale ridisegnare il ruolo della scuola pubblica all'interno di una società in cui il confronto tra diverse culture diventa decisivo per garantire diritti per tutti".

Nessuno ha sentito la necessità di spezzare una lancia in favore dell'insegnamento della geografia, in un mondo che ha ormai le fattezze di un Villaggio Globale e che ci impone di conoscere sempre più e sempre meglio non solo i Paesi dai quali provengono gli immigrati in Italia, bensì anche tutto il resto del globo.

Gli scambi economici e/o culturali, anche tramite Internet, infatti, ci rendono per diversi aspetti ormai cittadini del mondo.

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