Bere l’acqua del rubinetto piuttosto che in bottiglia fa bene all’ambiente (e al portafoglio). Ma come la mettiamo con la salute? Ad aiutare i consumatori a fare chiarezza ci pensa una nuova iniziativa lanciata da Coop in collaborazione con Federutility: grazie alla campagna “Sull’acqua il massimo della trasparenza” arrivano in circa 500 punti vendita Coop in tutta Italia le tabelle con i parametri di qualità dell’acqua di rubinetto. Si tratta di cartelli compilati dai gestori dei servizi idrici delle varie città con l’indicazione dei valori dei nove principali parametri secondo gli orientamenti dell’Istituto Superiore di Sanità.
“Per noi – spiega Enrico Migliavacca, vicepresidente vicario di Ancc-Coop - è doveroso mettere i consumatori nelle condizioni di scegliere responsabilmente e sul tema dell'acqua abbiamo ritenuto urgente fornire gli strumenti necessari per esercitare il diritto di scelta. In assenza di informazioni complete sulla qualità dell'acqua, sappiamo bene che i cittadini possono avere una percezione sbagliata in termini di affidabilità e comunque sono portati a deciderne il consumo principalmente in base al sapore".
Vediamo insieme i nove parametri:
Concentrazione di ioni di idrogeno: grado di acidità o alcalinità. I valori indicati dalla legge (tra 6,5 e 9,5) garantiscono un’acqua compatibile con i normalii processi biologici.
Cloruri: normalmente presenti sia nelle acque superficiali sia in quelle di falda, possono essere di origine geologica o di origine animale. Tra gli elementi naturali più abbondanti, sono presenti in elevata quantità in molti composti di normale utilizzo, per esempio il sale da cucina.
Ammonio: parametro indicatore la cui presenza nelle acque sotterranee è dovuta o a cause geologiche, quali ad esempio la degradazione di materiale in via di fossilizzazione o a inquinamenti di natura biologica.
Nitrati e nitriti: sono entrambi composti dell’azoto presenti anche in molti alimenti quali verdure e insaccati. La presenza nell’acqua potabile è solo in minima parte di origine naturale: nella maggior parte dei casi dipende da attività umane quali allevamenti, fertilizzanti, rifiuti industriali, scarichi urbani e liquami.
In generale è preferibile che siano poco presenti nella dieta giornaliera. I limiti previsti per le acque potabili garantiscono la salute dei consumatori.
Residuo secco a 180°: indica la quantità di sali disciolti presenti nelle acque dopo l’evaporazione di un litro d’acqua a 180°. Non esiste per il residuo secco un limite di legge, ma solamente un valore massimo consigliato di 1.500 mg/l. Il tipo di sali presenti e la loro quantità influenzano le caratteristiche organolettiche dell’acqua.
Durezza: indica il contenuto di sali di calcio e magnesio disciolti nell’acqua. Non esiste per la durezza un limite di legge, ma solamente un valore consigliato tra 15 e 50°F. In generale le acque con durezza inferiore a 20°F si possono classificare come poco dure mentre quelle sopra i 30°F possono definirsi come dure. Anche la durezza influenza il gusto dell’acqua.