La figura del promotore finanziario si è negli ultimi anni di parecchio inflazionata. Da una ventina d'anni questa figura molto blasonata e ricercata riscuote un successo senza pari e categorie diverse di utenza si rivolgevano a questa persona per avere un consiglio, un parere, su dove destinare i capitali diversi tanto faticosamente risparmiati o guadagnati. Imprenditori, professionisti e categorie di levatura più modesta si facevano convincere ad investire in questo e in quel strumento finanziario, in questa o in quella gestione, portando a casa, talvolta, discreti risultati.

Questa attività, che riconosco affascinante e  professionalmente ambita, con la crisi in atto da un cinque anni a questa parte, ha subito un ridimensionamento  nelle convinzioni della clientela che a stento capisce come questa figura professionale non abbia saputo per tempo interpretare i segnali di una crisi - rivelatasi poi così profonda - e tutelare comunque i propri clienti migrando le varie posizioni finanziarie verso porti più sicuri. 

Anche se le lontane cause scatenanti, non sono ora in discussione, al cliente non basta più dialogare con una persona che risulti un “mago” nell'allocazione strategica degli investimenti, proponendo un'attenta pianificazione e poi smarrire, con facile dialettica, la “bacchetta magica” dichiarando incolpevoli e inimmaginabili perdite. 

Ma chi vigila?

Anche se CONSOB vigila rigidamente sulla specifica normativa e sulle regole che animano l'attività della promozione finanziaria e la MIFID, la Direttiva europea sui mercati finanziari, dal 2007 ha introdotto una profilazione attenta del cliente, al fine di proporre strumenti adeguati al suo grado di propensione al rischio, restano alcuni importanti valori che si stanno perdendo. Primo tra questi è l'etica che  in questa professione ci si augura resti, o ritorni, al primo posto.