La soppressione della dignità delle donne con gesti perpetuati a loro danno vede vittima una donna su tre e nel solo 2012 sono oltre cento le donne uccise nel nostro Paese. E’ un femminicidio che dilaga, a volte evidenziato nelle cronache di fatti clamorosi che indignano la popolazione ma che non portano sufficiente impegno partecipativo di tutti.

Manipolazioni, abusi, violenza psico-fisica prolungata, uomini distratti o sovente assenti o protagonisti di sopraffazione consumata in ogni modo e ambito senza volontà alcuna di salvaguardare una ricchezza sociale, qual è la donna, vitale e indispensabile per la società.

L’assenza partecipativa accresce la persistenza della violenza sul genere femminile, svuota di significato ogni presupposto di opposizione contro le uccisioni (anche per futili motivi amorosi) di molte donne sulle quali si abusa trattandole come “oggetti da consumo”.

La donna ha desiderio di vicinanza, di sentirsi accanto a qualcuno, di non essere lasciata sola in questa battaglia della sopravvivenza contro ogni forma di violenza che la offende e le deturpa la sua sensibilità e specificità all’interno della società. E’ tempo di voci che sappiano esprimere un dialogo efficace per sapere uscire da questo silenzio imbarazzante e impotente che porta i nomi di tutte le vittime di donne ammazzate, vite stroncate che impoveriscono il mondo.

Trasformiamo l’indignazione in utile impegno a favore d’iniziative che sappiano dare voce a chi non ha la forza di parlare e denunciare. La donna è “patrimonio della collettività”, porta in sé le combinazioni di energia, creatività, vitalità, armonia, bellezza e capacità di generare la vita, che trasforma ogni comunità in un’agorà disponibile al dialogo e ricettivo all’accoglienza delle diversità.