Il disagio sociale, la crisi, l’amore, le lotte sociali, le conflittualità sono le tematiche raccontate da ragazzi di tutte le età che colorano i muri scuri, brutti, ingrigiti dal nero dei tubi di scappamento delle auto e dall’umido freddo delle città.

Nuove forme d’arte, che raccontano con frasi incomprensibili a volte, o con disegni di un fascino nuovo, il dolore del paese. Questi “artisti” del free-style ormai sono accettati ma vivono più degli altri il disagio delle città, della crisi, creando mostruose creature sui muri che sono tutto colore e vita, che proviene da ambienti a volte considerati pericolosi dei quartieri metropolitani.

Spostandosi, alcuni di loro,  in altre parti d’Europa hanno sfondato e trovato la patria del riconoscimento in città nordiche dove vivono più apertamente la moda e lo stile filosofico di questi pittori “maledetti”, che provano un disagio ciascuno personale e comune prendendo strade difficili e a volte perdendosi con epiloghi di vita dolorosi e tragici.

Apprezzare la loro arte è facile perché spesso il risultato delle notti di questi uomini soli con la bomboletta in mano, sono autentiche meraviglie del colore, che rendono moderne e nuove le vie delle città altrimenti lasciate nell’abbandono.

Certo capire l’intensità del dolore che portano quelle scritte non è semplice, spesso hanno dietro vite di eccessi di ribellione, o semplicemente vite infelici di giovani cresciuti male, in quartieri dove è più facile trovare l’indifferenza, il rifiuto che la comprensione e il sostegno, se non da ambienti criminali che li usano per loschi traffici.

Vicino a questi giovani tormentati sono i centri sociali, che sono malvisti spesso a ragione o piccoli preti di comunità che cercano di far arrivare quel poco di solidarietà rimasta anche ai più disperati casi di vita di dolore.

Possiamo non capire le loro vite estreme ma accettiamo e non offendiamo e non chiamiamo atti vandalici le loro bellissime e colorate immagini e scritte quando non sono atti vandalici veri.