Possibile che in 50 anni nessun partitopolitico abbia mai voluto attuare questo decreto?
Da questo paradigma italianonasce l'esigenza di cacciare chi non ha il diritto di presiedere in parlamento.Nello specifico, l'articolo 10 del D.P.R. 30 marzo del 1957 dice che "non sonoeleggibili coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali disocietà o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti diopere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioniamministrative di notevole entità economica".
A dire il vero nel 1994 e nel 1996 uncomitato animato da Vittorio Cimotta di "Giustizia e libertà" insieme ad altricolleghi, tra cui lo stesso D'Arcais, organizzò ricorsi elettorali respintidalla Giunta comunale adducendo che l'inciso "in proprio" doveva intendersi "innome proprio", e quindi non applicabile all'onorevole Berlusconi, dato che questi nonera titolare di concessioni televisive in nome proprio.
Il presidente emeritodella Corte Costituzionale Ettore Gallo si oppose spiegando che "ciò che contaè la concreta effettiva presenza dell'interesse privato e personale neirapporti con lo Stato", ma la storia poi la conosciamo e l'abbiamo vissuta per quasi vent'anni.
Tuttavia, le firme eccellenti tra le200 mila sono molteplici: Vittorio Cimiotta, AndreaCamilleri, Paolo Flores d'Arcais, Dario Fo, Margherita Hack, Franca Rame,Barbara Spinelli. Basterà questo comma a chiudere un'era storica dell'Italia? Nel frattempo il capogruppo portavoce in Senato del MoVimento 5 stelle, Vito Crimi, ha annunciato che porrà il tema dell'ineleggibilità di Berlusconi a Senatore applicando alla lettera la suddetta legge sul conflitto d'interessi. Non ci resta che aspettare. Cosa? La prossima manifestazione del PdL.