L'avventura di Mario Monti come capo partito è arrivata ieri sera quasi al termine. L'ex Presidente del Consiglio, oggi presidente del movimento Scelta Civica, è arrivato a dare le dimissioni in seguito ad una riunione con toni un po' troppo "accesi" che non gli sono affatto piaciuti. Ma proprio quando stava per lasciare la sede del partito è stato fermato dai suoi colleghi che gli hanno chiesto di ripensarci ed alla fine l'hanno convinto.

Ma ricostruiamo gli avvenimenti che hanno messo in pericolo la vita stessa del movimento che senza Monti probabilmente finirebbe con lo sciogliersi.

All'ordine del giorno c'era la decisione di Monti di sostituire Andrea Olivero come coordinatore politico per assegnargli un nuovo incarico. Ma Olivero, che è il maggior esponente dell'ala cattolica del partito, secondo i suoi alleati sarebbe dovuto rimanere al suo posto. Questi esponenti così sono insorti contro il loro capo e la sua risposta è stata "sono disgustato e profondamente amareggiato dalla mancanza di fiducia dimostrata nei miei confronti". Monti ha parlato di un processo alle intenzioni e visto che questi "attacchi feroci", come lui stesso li ha definiti, non gli sono piaciuti, ha ordinato al notaio presente alla seduta di registrare le sue dimissioni, si è alzato e se n'è andato.

Passato il momento di sconforto, uno dei maggiori esponenti del partito, Alberto Bombassei, ha reagito per primo, ha trattenuto il senatore e gli ha chiesto di ripensarci quando ormai era ad un passo dalla soglia d'ingresso. Dopo una lunga discussione alla fine Monti è tornato sui suoi passi, si è votata l'idea esposta in precedenza ed è stata approvata all'unanimità.

Per questo motivo ora Monti ha ritirato le dimissioni, ma secondo i maggiori esponenti del partito si tratta soltanto di una questione di tempo visto che i disaccordi presenti nel movimento prima o poi lo spingeranno a lasciare visto che lui non è mai stato un politico vero e non ha intenzione di cominciare oggi.