Chiunque sia stato almeno una volta in Romania avrà notato immediatamente la quantità di cani randagi presenti anche nelle città più grandi: sono infatti milioni gli esemplari senza padrone che vivono lungo le strade, curiosando nella spazzatura.

Non sono particolarmente aggressivi, abituati infatti a vivere a stretto contatto con l'uomo, una buona parte è stato vaccinato nel corso degli anni, e solo raramente la cronaca riporta casi di aggressione. Tuttavia uno di questi attacchi si è rivelato mortale per un bambino di quattro anni, solamente qualche settimana fa (la dinamica, però, non è chiara).

Facendo leva sul coefficiente emotivo di questa notizia, il Parlamento Romeno ha reintrodotto la soppressione per i cani randagi, indifferentemente dalle loro condizioni o "attitudini", ritenendo così di limitate rapidamente il problema, e riportare il numero di randagi sotto una "soglia di emergenza" non specificata.

Ma è una soluzione efficace e realmente attuabile? Evidentemente no, ed ecco perchè.
Tanto per cominciare la nuova legge prevede che i cani debbano essere rinchiusi in un canile per 14 giorni prima di essere soppressi: ma se le stime sono esatte è subito evidente che non è possibile rinchiudere milioni di cani per due settimane, la spesa per la gestione dei canili diventerebbe ingestibile o i tempi si allungherebbero, e i cani quindi continuerebbero a riprodursi in modo esponenziale.

Non sarebbe quindi meglio continuare a finanziare alcuni progetti già attivi, come quello che prevede la sterilizzazione e il rilascio controllato dei cani in strada? Inoltre il progetto di soppressione comincerebbe dai cani che abitano in città, in buona parte già sterilizzati, se così fosse sarebbe comunque inevitabile che vengano rimpiazzati da esemplari provenienti dalla campagna circostante (quindi nè vaccinati nè sterilizzati): non solo non si avrebbe una soluzione, ma addirittura la situazione peggiorerebbe.

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