E' di qualche giorno fa la pubblicazione del rapporto How's Life? 2013 dell'Ocse che censisce il grado di soddisfazione della vita di 34 Paesi tra cui il nostro. Siamo 29esimi in considerazione a parametri quali benessere soggettivo, formazione, reddito e ricchezza.

Sempre recente è il rapporto Piaac sulle competenze alfabetiche - capacità di leggere in modo scorrevole testi brevi e conseguente comprensione dei contenuti e del vocabolario di base - e matematiche – elementari operazioni aritmetiche e percentuali, identificazione di semplici grafici e tabelle – degli adulti tra i 16 e i 65 anni in 24 Paesi: il nostro è l' ultimo posto.

E' la crisi, bellezza! Purtroppo no, non è la sola responsabile, ma è lei che ci mette a nudo. Più facile in periodi di abbondanza essere visti dal mondo come un paradiso di storia e cultura, di gesticolante simpatia e accoglienza e chiassose chiacchiere, sole, mare e monti. Ma se non ci riconosciamo più in questa fotografia è forse perché ci siamo assuefatti e anestetizzati e abbiamo stretto i nostri confini alla porta di casa?

Nilde Iotti sosteneva fieramente: "La politica è l'arte nobile di organizzare la società per gli uomini perché possano vivere bene", e la formulazione così semplice di un'attività importante e complessa ci ricorda cosa dovrebbe essere e ci fa capire cosa non è.

Vivere bene: ma possiamo davvero sentirci incolpevoli? Le persone che decidono in democrazia non sono l'espressione di un popolo? Ma questo sarebbe un altro lungo discorso.

L'indignazione è un'arma e credo che se ognuno di noi fosse attento anche quotidianamente a riconoscere e a esporsi di fronte alle ingiustizie o a comportamenti contrari alla convivenza civile, forse un po' per volta, un po' per giorno, potrebbe avvenire il cambiamento.

I quotidiani sono pieni di notizie sconfortanti: evasione fiscale, mafie e ecomafie, ovvero vessazioni a persone e territorio, corruzione, ingiustizie, appropriazione di risorse comuni per benefici personali, violenze su donne e bambini, bullismo, truffe e tanto altro ancora.

L'evasore ha bisogno di un compiacente cliente che accetta, mafie ed eco-mafie proliferano grazie al silenzio di chi vede ma non dice, il malaffare è sempre a vantaggio di pochi ma noto a molti, le violenze fanno rumore e raramente sono episodi ma un modo di essere e di vivere riconoscibili. Quando è il momento per schierarsi? Quando ci riguarda personalmente, quando non possiamo farne a meno, quando ci capita?

Albert Einstein scrisse: "Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura.

E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell'incompetenza. L'inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d'uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo.

Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla."

E allora, per tutto quello che dipende da noi e in cui possiamo contribuire a un cambiamento, avanti con forza.