Il Primo. Renzi non è che lacontinuazione di una storia triste, cioè il combinato disposto di unmessianismo mediatico, con la figura del salvatore che portafinalmente la buona novella, o se preferite la versione piùedulcorata, del “deus ex machina” che irrompe al momento giustonel palcoscenico sotto gli occhi di un pubblico stupito e grato, edella perdita di qualsiasi legame sociale di solidarietà e diidentità di gruppo, condizione che espone le decisioni del singoloagli effetti pervasivi di una propaganda vuota e truffaldina.Ottimo terreno per per le scorribande di mestatori eillusionisti di vario genere.

Come dice bene Crozza, in una suariuscita imitazione del sindaco di Firenze, il messaggio che Renziporta avanti è “il vuoto”, ma un vuoto pieno di promesse e disuggestioni. Non facciamoci più ingannare, please.

Il secondo. Il vuoto di Renzi che esalagas esilaranti in un orgia di farfugliamenti e frasari da baciperugina, nasconde in realtà il pieno di una politica che stastrangolando il nostro Paese e la nostra economia. Renzi è l'alfieredi quel liberismo che vede nelle privatizzazioni, nel contenimentodei redditi del lavoro dipendente e nell'abolizione delle garanziedel lavoro, il perno della sua azioni politica. Per Renzi la riformaFornero è ottima, l'articolo 18 è da buttare (“me ne fregodell'Art 18”, si è lasciato sfuggire in un'occasione pubblica), lepensioni di reversibilità andrebbero riviste (famosa la storielladella nonna novantenne che percepisce tremila euro di pensione direversibilità.

“Che ci farà con tutti quei soldi” si chiedevaallibito il buon sindaco), e Marchionne è un grande manager.L'austerità, manco a dirlo non si tocca, conti in ordine e mortedel welfare sono un viatico necessario per la nuova Italia di Renzi.La spesa pubblica è male, privatizzare è bene.

Se vogliano altri vent'anni dimeraviglie e spettacoli di nani e ballerine a TV accesa, e di lacrimeamare a TV spenta, votiamo Renzi, ma anche no.