Renzi Cuperlo, Cuperlo Renzi. Gianni Cuperlo recupera su Matteo Renzi.Si profila un testa a testa, e in verità si sapeva che il dalemiano erede deidinosauri avrebbe agguantato con un morso alla collottola il giovinastroribelle fai da te, tutto contrarietà e rottamazione.

Gianni Cuperlo è bravo epreparato, calmo, raziocinante, parla di politica, e convince anche. MatteoRenzi è tutt'altro che calmo, non sempre parla di politica, si piace troppo, maha un pregio non indifferente: la discontinuità, la frattura.

Il Partito Democratico comincia da qui, perché se diventasegretario Matteo Renzi, probabilmente si compie quell'opera di trasformazionedemocratica sempre annunciata ma mai realizzata veramente, tra anelitimalriusciti di trasformazione in qualcosa di socialista e fusioni molto fredde.

La Chiesa, per formare e trasformare se stessa, non ha avuto bisogno di annuncidi trasformazione, ma della presenza dirompente di un uomo diverso. Il Pd nonha più bisogno di annunci e infiniti ragionamenti pre e postcongressuali,specialità altrettanto infinita degli infiniti D'Alema, Veltroni, Bersani ecompagnia bella.

Ha bisogno di rottura: nella storia, nella politica, comenella vita, esistono momenti nei quali la frattura è necessaria. Il mantradelle radici che devono essere mantenute salde, dell'identità da non scardinaree quant'altro di obsoleto e noioso si ripete in continuazione, in realtàdiviene sovente una copertura furba per essere sempre uguali a se stessi, inmaniera molto gattopardesca.

L'intuizione veltroniana del Partito Democraticointernazionale parte da qui, da questa frattura culturale ancor prima cheideologica. Il Partito Democratico, che dovrebbe essere cosa totalmente nuovaper la politica italiana, non può avere un profilo ereditario, ma deve andare apescare in acque inesplorate e un po' agitate, per conquistare un primato. Lastagnazione della laguna dove adesso si trova, non produce più un pescatosufficiente, anzi, tende a prosciugare il bacino: non ci sono più affluenti.

Cuperlo potrebbe essere destinato a diventare "ilmigliore", come lo era qualcun altro prima di lui. Ma è proprio questo ilproblema: la sinistra, o meglio, il centrosinistra, non ha bisogno di"migliori", né di continuatori, ma di incarnazioni umane di unprofilo differente della società.

Se Matteo Renzi vincerà, può anche darsi chesia un cattivo segretario, ma non è questo il punto; la cosa più importante èche avrà dato la stura alla fine di ogni compromesso e ambiguità - più o menostrisciante - fra chi fa finta di trasformarsi (la maggioranza) e chi nemmenoci prova a far finta. Fuori da questo compromesso probabilmente ci può essereun partito davvero nuovo.