Supponiamo che, nei meandri della Casa Bianca o in qualche ufficio attiguo o riservato, un gruppetto di super - analisti si sia finalmente reso conto che il debito pubblico americano ha raggiunto e superato cifre da fumetto disneyano. Continuiamo a supporre che lo stesso gruppo - e non solo quello - non sia più disposto a tollerare che la Cina, avendo comprato buona parte di quello stesso debito, tenga per gli attributi il Paese a stelle e strisce.

Aggiungiamo che il consenso dell'attuale Presidente in carica sia in preoccupante calo. Sarebbero in molti a sostenere che, sia per distrarre l'opinione pubblica da tutto ciò, sia per risollevare almeno in parte l'economia, sarebbe "utile" una guerra o almeno la percezione di una guerra imminente. La parola "percezione" riporta alla memoria uno scenario fantapolitico descritto da David Baldacci nel romanzo "Nient'altro che la verità", dove si parla ampiamente di perception management.

In rete si trova che si tratta di un termine nato nell'ambiente militare statunitense; il Dipartimento della Difesa USA (DOD) ne dà infatti questa definizione: "azioni per trasmettere e/o negare informazioni; indicatori selezionati per il pubblico straniero atti ad influenzare emozioni, motivazioni e ragionamento oggettivo, nonché sistemi d'intelligence e leader. Capaci di influenzare stime ufficiali, per indurre comportamenti e azioni estere ufficiali favorevoli all'obiettivo originario.

In vari modi, la gestione delle percezioni combina proiezione di verità, sicurezza delle operazioni , copertura, inganno e operazioni psicologiche. " L'esempio più lampante è quello delle presunte armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, la cui esistenza non è mai stata dimostrata. Per tornare al presente e alle nostre supposizioni, una guerra imminente, abbastanza lontana dal suolo americano ma ben accessibile alle onnipresenti telecamere della CNN, c'è.

E' quella minacciata - e che purtroppo si sta già combattendo, con i primi morti e i primi elicotteri abbattuti - tra le forze ucraine, filo - occidentali e quelle filo - russe che, pur senza mostrine di identificazione, hanno invaso la Crimea, apparentemente appoggiate dalla popolazione. La percezione che in Occidente si ha di quanto accade, perciò, è il risveglio del "malvagio" orso russo ( non che Putin faccia molto per apparire diversamente, anzi sostiene che questa crisi minaccia seriamente la pace in Europa ) pronto a scatenare la Terza Guerra Mondiale.

La diplomazia appare impotente, nonostante i tanti sforzi, tranne forse quelli di Barack Obama e Angela Merkel che, sintetizzando, lanciano il seguente messaggio: -"Vlad, non ce la fai contro USA ed Europa contro di te e per cominciare a fartelo capire intanto di bombardiamo di sanzioni. " - a latere, Obama si dichiara disponibilissimo a vendere gas e altre risorse strategiche all'Europa nel caso Putin chiuda i rubinetti.

Così, un'ipotesi di guerra che tutti speriamo non si combatta mai, diventa una più che appetibile operazione economica atta a dare ossigeno agli USA. Ma forse, anche questa, è solo fantapolitica.

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