Gli 80 euro aggiuntivi in busta paga in base al reddito famigliare garantiti dal premier Matteo Renzi potrebbero davvero in fin dei conti essere d'aiuto a quelle famiglie medie che con uno stipendio che rasenta il migliaio di euro, faticano ad arrivare alla fine del mese tra spese proprie e tasse varie. Si tratta di quasi mille euro in più annui per ogni nucleo famigliare, che rappresenterebbero un grosso aiuto in fin dei conti per ammortizzare le spese; non un miracolo certo, ma un rilevante progresso rispetto alle situazioni passate, e promesse non mantenute.

Ma il problema è: quanta fiducia dobbiamo riporre in tale gesto?

Sarebbe troppo esagerato dire adesso che gli ottanta euro aggiuntivi sono eliminati a conti fatti dalle tasse in aumento, dagli aggravi fiscali e quant'altro, che ora come ora stanno proprio colpendo i diretti beneficiari degli "spiccioli" in più? C'è molto altro su cui discutere.

Si parla di corruzione, corruttori e sistema politico marcio; è davvero interessante andare a vedere come uno come Renzi, faccia di tutto per tentare 'silenziosamente' parlando, di ripulire un circolo vizioso dalle fondamenta, che in parte predica bene e razzola male agli occhi dei media.

Le lotte fantasma all'interno del Pd, portano a questo, una continua battaglia che riconduce nuovamente al punto di non ritorno: 80€ che arrivano e non arrivano.

Lo sfatamento di questo fenomeno arriva ben presto, con articoli virali in giro per internet che ne denotano la barzelletta, e di come la cifra in più promessa dal presidente del consiglio sia letteralmente divorata dalla teoria del servizio bilancio del Senato, che ne smaschera l'operazione demagogica: gli 80 euro non sono un taglio Irpef, ma una spesa pubblica in deficit.

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E poi chi più ne ha ne metta.

E poi ci sono anche i soddisfatti, gli ottanta spicci arrivano e danno un aiuto, eccome se lo danno. I mesi passano, e i punti su cui battersi sorgono continuamente, il tempo passa, e Renzi rimane lì, con il 40 e passa percento della fiducia degli italiani, maturata e conquistata nel tempo, a discapito di un Grillo che ormai sembra essere stato iconizzato come un prototipo di rivoluzionario sociale, in cui molti ne vedono la "speranza" per un cambiamento radicale, cambiamento che però rimane troppo utopico agli occhi di un popolo che preferisce agire su basi solide (che potrebbero risultare anche fragili nel tempo) destinate a riavere una conferma o meno.

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