Benigni dà l'illusione a Ballarò, lo storico talk-show politico di Rai3, di aver cambia faccia, di essere tornato un programma attivo, vivo e nuovo. Dura il tempo di una intervista questa illusione. Ma che intervista: a parlare Roberto Benigni, il premio Oscar della comicità italiana. Poi, però, solo la noia. E' andata in scena ieri la sfida fra i due talk-show politici più attesi d'Italia. A sfidarsi il nuovo Ballarò di Giannini, l'ormai ex vicedirettore di Repubblica che per condurre Ballarò ha lasciato il quotidiano, e diMartedì, il nuovo talk-show targato Giovanni Floris, ex conduttore di Ballarò.
Il vecchio e il nuovo che si incontrano, insomma. L'unico problema è che non si è assolutamente capito quale fosse il vecchio e quale il nuovo.
Benigni a Ballarò: "Il PD? E' l'unico partito che fa opposizione a Renzi"
Benigni inizia subito prendendo in giro Ballarò e il suo nuovo conduttore Giannini: "Sono un grandissimo fan di Ballarò - è lo sfottò d’esordio di Benigni - da quando lo conduce Giannini non ho perso una puntata". Ma poi il tono della chiacchierata si sposta subito sull'attualità politica: "Il PD è il solo partito che si oppone a Renzi". E sfogliando i giornali e leggendo le dichiarazioni di molti ex ministri PD in questi giorni la fotografia fatta da Benigni sembra proprio azzeccata.
"Il premier è come Monti e la destra" ha dichiarato l'ex viceministro dell'Economia Fassina in riferimento alla riforma del lavoro e in particolare alla riforma dell'articolo 18. Benigni chiude poi l'intervista con la sua solita vena lirica, capace di spronare gli animi e di farci capire un cosa semplicissima: quanto sia bello il popolo italiano. "L’Italia del 2020? La vedo come un paese felice, dove la gente lavora. Un paese pulito e rispettoso della natura.... E questa è la Svizzera - ha scherzato - L’Italia, invece, la vedo ancora meglio. Se noi italiani riprendiamo la nostra natura, quella imprevedibile e generosa, siamo imbattibili. Se costruiamo qualcosa insieme, siamo capaci di subire tutte le regole dell’Europa e del governo".
Terminata l'intervista con Roberto Benigni, però, si ricomincia a celebrale il solito funerale del talk show italiano. Un Ballarò (ma si legga tranquillamente anche diMartedì, la noia rimane) incapace di cambiare pelle. Ballarò sembra sempre di più un salotto del pomeriggio di Canale5, dove veline e tronisti, per fare due tipici esempi, si prendono a ceffoni e si insultano senza motivo. A Ballarò ci sono i politici è vero, ma poco cambia in realtà. E il Giannini o il Floris di turno diventa improvvisamente un vigile, incapace di dare ritmo al programma, pagato solo per calmare gli animi quando si passa dalle offese ad altre offese e poi ancora ad altre offese. Se ad interessare è la qualità del format, non ci siamo.
Se ad interessare, invece, è lo share, forse qualcosa in più funziona. Ma perché dovremmo guardare dei politici insultarsi quando potremmo vedere delle (molto più carine) veline e dei (molto più simpatici) tronisti insultarsi? Il problema rimane questo. Un programma di qualità attirerebbe molto più share (forse un'illusione?) o quanto meno si diversificherebbe dal piattume delle serate televisive italiane. Basterebbero: taglio netto agli straparloni in studio, spazio abbondante agli inviati in esterna e scelta secca del tema di puntata. E invece Ballarò e diMartedì continueranno a dividersi quegli ormai pochi (sempre meno) affezionati spettatori di talk show politici, per poi morire, nella noia e nell'indifferenza generale.
Quanto meno si è risolto un mistero che non ha fatto dormire moltissimi signori della televisione: il problema di Ballarò non era Floris, il problema di Ballarò era Ballarò. E voi avete visto i due talk show del martedì? Chi si salva? Solo Crozza e Benigni?