La notizia della strage di Charlie Hebdo sta facendo il giro del mondo. Un fatto gravissimo, un attentato che ricorda quello delle Torri gemelle dell'11 settembre, o l'uccisione del Presidente Kennedy, o la strage di Piazza Fontana, tanto per citarne alcuni. Dodici vittime, uccise da terroristi islamici, che la polizia ha recentemente ucciso. Dalla fuga in macchina fino al barricamento in una stamperia a nord est di Parigi, con la volontà di morire da martiri nel nome di Allah. In tutta questa vicenda, che ha scosso gli animi del mondo, ci sono però alcuni fatti che non sono chiarissimi.

Già poco dopo l'attentato sul blog di Beppe Grillo, Aldo Giannulli, ha avanzato l'ipotesi di un complotto. Ipotesi da prendere con le dovute cautele, ma che fa luce su fatti effettivamente discordanti.

Andiamo con ordine. Innanzitutto: come mai un obiettivo così sensibile come la redazione di un settimanale di satira, non era adeguatamente sorvegliato? Tra l'altro c'è chi sostiene che erano arrivate delle minacce, oltre che nel 2011, anche più recentemente. E poi, dove si sono procurate le armi, gli attentatori, le hanno portate dalla Siria?

E come è possibile che siano state fatte passare?

Ma la tesi di Giannulli non si limita a questi due punti; l'esperto di servizi segreti, aggiunge: com'è possibile che due terroristi vadano a fare un attentato con la carta d'identità, un documento che consente un immediato riconoscimento, e che proprio questo documento venga smarrito nell'automobile? E ancora, quando mai si sono visti terroristi che agiscono perdendo tanto tempo durante la fuga e dopo aver avuto ben due scontri a fuoco con auto della polizia: si attardano a dare il colpo di grazia ad un agente, raccattano scarpe, poi lasciano un guanto.

E infine, le auto della polizia, perché hanno tardato così tanto ad arrivare, possibile che in una città come Parigi non ce ne fossero in zona, e non si sia allestito tempestivamente un posto di blocco?

Analizzando tutte queste incongruenze si capisce che qualcosa non torna. Nessuno mette in dubbio che si tratti di un attentato di matrice jihadista, di un dramma di cui l'Europa e il mondo non può fare a meno di prendere seriamente, ma non tutto sembra chiarito a dovere. Lo stesso attentato dell'undici settembre non sfugge alla stessa sorte e vede teorie complottistiche più diverse.

Le vittime di questa strage sono ormai nel cuore di tutti noi, e le piazze delle principali città europee piene di gente con scritte come Je Suis Charlie, o col simbolo della matita, diventata icona per sostenere la libertà di stampa e di satira, sono impresse nei nostri occhi, e sarà necessario non smettere di ricordare ciò che è successo il 7 gennaio in rue Nicolas-Appert, XI arrondissement di Parigi. Ma l'ombra del complotto, inevitabilmente, resta presente, ed è auspicabile che in poco tempo si possa capire appieno tutto quello che è successo.

Senza lasciare dubbi, o possibilità di incertezza.

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