In campo economico, molte volte non riusciamo a capire certi fenomeni. Di recente ho sentito parlare di un tesoretto, apparso tra le pieghe del nostro bilancio, di circa un miliardo e mezzo. Mi sono rallegrato pensando che potesse essere una boccata di ossigeno per le nostre cose, ma poi, quasi in contemporanea, con la sentenza della Consulta sulle pensioni, ahimè, il tesoretto è svanito. Bisogna invece cercarne ancora di euro per far fronte ai nostri bisogni e sistemare la partita pensioni. Il nostro ministro Padoan avrà un bel da fare a cercare il resto per far tornare i conti.

In Germania invece è apparso, stando alle previsioni di un gruppo di esperti indipendenti per gli esercizi fiscali dal 2015 al 2019, un altro tesoretto un poco più consistente del nostro, si parla di circa 38 miliardi di euro. Hanno solo l'imbarazzo della scelta per come spenderli, ma sembra che siano già orientati nel filone delle infrastrutture.

Il rafforzamento del dollaro

Lo scorso anno, precisamente nel mese di maggio 2014,per acquistare un euro, occorreva un dollaro e 40 centesimi circa. L'economia americana veniva fuori da una crisi molto profonda, e gli interventi economici statali USA erano massicci e puntuali con immissioni di capitali freschi sul mercato. Detti interventi hanno prodotto il loro effetto, capovolgendo il trend fino a determinare un Pil più che positivo.

Un vero miracolo. Ora, chi non è addetto ai lavori e non si intende di economia, pensa subito che il valore dell'euro nei confronti del dollaro debba oggi essere se non più alto quanto meno pari a quello di un anno fa. E invece, proprio da quella data l'euro ha perso nei confronti del dollaro quasi il 20 %, nonostante i rimbalzi delle ultime settimane. Questo ci induce a pensare che, più di una svalutazione dell'euro, di fatto si è trattato di una rivalutazione del dollaro in misura molto consistente. Sarà vero? Ed è quello che volevano gli americani ? Qualcuno ci dica. Questa situazione ci agevola per le esportazioni ( e non per l'importazione) delle nostre merci in altri paesi extra europei e la politica monetaria europea ha imboccato la strada maestra per andare nel verso giusto.

Il Nobel prof. Sen critica fortemente l'austerità praticata dalla politica europea del passato ritenendola la misura meno adatta per ridurre i deficit nazionali. Al contrario ritiene il Quantitative easing la misura più intelligente per rivoluzionare il quadro economico e consentire la soluzione dei nostri problemi.