DaLa Nazione di Firenze di venerdì 18 settembre 2015 si legge testualmente il titolo di un articolo: "I regali a pioggia di Palazzo Chigi. Mezzo miliardo tra mance e sussidi". Nel sottotitolo: "oltre 700 beneficiari, dai fan di Verdi ai pronipoti dei Celti". Vi sono tanti italiani, che per far fronte alle necessità giornaliere, tra cui le tasse, sono stati costretti a rinnovare il mutuo sulla casa di abitazione, e sicuramente non saranno stati felici di leggere simili notizie. La speranza è che le notizie citate siano prive di fondamento, perché se così non fosse, è opportuno pubblicare l'elenco integrale dei finanziamenti elargiti.
Urgente intervento della politica
La politica intervenga, individuando quelle disposizioni ancora in essere che consentono una simile distribuzione di denaro pubblico, per eliminarle. È proprio il caso di sollecitare anche l'intervento della spending review per eliminare quelle sacche di spesa pubblica che non sono strettamente necessarie.
La Nazione precisa alla pagina 3 che quest'anno il governo "ha versato alle aziende editoriali un fiume di denari". I dati relativi al 2013, che si è concluso a marzo 2015. Si leggono i contributi pagati ad alcune testate giornalistiche. Avvenire tremilioniquattrocentocinquantamila euro (3,45); Italia Oggi (3,05); Unità (2,67); Manifesto (1,96); Padania (1,96); Foglio (1,20); Famiglia Cristiana ottantottomilatrecentoottantanove euro; Conquista del Lavoro CISL (1,34); Corriere mercantile di Genova (1,00).
Tutto questo comparto ha assorbito il 56% dei finanziamenti dello Stato. Tre imprese radiofoniche organi di partito e di movimenti politici (1,4); Radio città futura del movimento politico Roma idee €. 696000. L'elenco continua, ma si fa fatica a raccontare queste cose. Addirittura in Piemonte, il settimanale Eco del Ghisone (carnevale), ha preso €.70898.
La riforma Monti, a suo tempo varata, non ha prodotto alcun effetto,poiché di fatto non ha eliminato l'erogazione totale del contributo, ma ha solo limitato il finanziamento ad alcune categorie. Aspettiamo la riforma del sottosegretario Lotti al quale auguriamo di fare alla svelta per eliminare quei contributi, destinandoli ad altre necessità. Il popolo invece osserva e medita, e dirà la sua alla prossima tornata elettorale.