Fu violentata quando aveva 27 anni, è stata risarcita oggi che ha quasi compiuto il secolo. Della signora si conosce solo il nome: Rosa. In una recente sentenza, la corte dei conti le ha riconosciuto di recente il diritto di essere risarcita dallo stato italiano, per lo stupro subìto durante la seconda guerra mondiale. Lo conferma l'avvocato Giulio Carnacci: "La signora Rosa, in quelle drammatiche circostanze tristemente note con il nome di "marocchinate", subì violenza carnale. Un'espressione sgradevole ma molto esplicita, per descrivere le violenze di cui si macchiarono le truppe nord - africane, comandate dal generale francese Alphonse Juin, dopo aver ottenuto come premio il permesso di commettere atti così ignobili, dopo la ritirata dei tedeschi".
Uno stupro di massa che avvenne nel maggio 1944, in Ciociaria
7000 "goumiers" (organizzati in gruppi da 70 uomini) distrussero, uccisero, rubarono e violentarono circa 3500 tra minorenni e donne; gli uomini che volevano difendere le loro mogli e proteggere i loro figli, furono addirittura sodomizzati e poi uccisi. Da queste tragiche vicende nacque il libro "La Ciociara", di Alberto Moravia, da cui fu tratto il film per la regia di Vittorio De sica, rimasto nella storia del cinema per la memorabile interpretazione di Sophia Loren. Le atroci vicende subìte da molti paesini della Ciociaria, tra il 12 e il 27 maggio, furono a lungo nascoste dallo stato italiano, e le battaglie legali per ottenere i risarcimenti partirono solo parecchio tempo dopo.
La signora Rosa, oggi 98enne, fu ricoverata in ospedale alcuni mesi dopo la violenza, inoltre negli anni successivi ha subìto diversi interventi chirurgici ma solo nel 1992 le fu riconosciuta "per infermità di stato nevrosico", la pensione di guerra per le conseguenze di quello stupro.
Molte cose sono cambiate da quel tempo, per noi donne
La guerra è finita, certi drammi sono superati, la parità è stata raggiunta in molti campi, ma le violenze purtroppo continuano: violenze fisiche e psicologiche che si consumano in famiglia, sul lavoro, tra le pareti domestiche, per strada; violenze che ancora oggi molte donne subiscono ovunque nel mondo. Intanto non si fa nulla per educare in tal senso, e i media rincarano la dose proponendo all'infinito sempre la stessa figura di donna - oggetto.
Noi stesse, le donne, contribuiamo a rafforzare quell'immagine proponendoci attraverso quella figura, e cresciamo i nostri figli facendo loro credere a quel tipo di donna, aumentando in loro la convinzione che siamo tutte fragili, bisognose di protezione e subalterne al maschio; oppure, al contrario, tutte un pò "leggere", un concetto che è alla radice di questo problema che esiste da tempo immemorabile. Non bastano certo gli spot con immagini di corpi tumefatti, rannicchiati in un angolo in preda al terrore, a convincere alcuni uomini a non commettere stupri; e non sarà sufficiente nemmeno la voce coinvolta, tremolante e colma di commozione di una star della tv per cambiare le cose. Leggeremo ancora notizie del genere, ma il giorno dopo le avremo dimenticate e sposteremo la nostra attenzione a nuove battaglie virtuali, da combattere come sempre comodamente seduti sul divano.
La signora Rosa, e altre donne che hanno subito violenza, avrà accolto certamente con piacere la notizia del risarcimento. Ma nessuno potrà mai ridarle la serenità perduta, le complicazioni e i danni morali che ha dovuto subire per tutto il resto della sua esistenza, dopo quello stupro.