"La musica è basata sull'armonia tra Cielo e Terra, è la coincidenza tra il disordine e la chiarezza". Le parole di Hermann Hesse ben si prestano a descrivere uno dei momenti di più elevata intensità emotiva che ha segnato la seconda puntata del Festival di Sanremo 2016, un momento prezioso, unico e, forse, inaspettato nel contesto di una kermesse come questa.

Cielo e Terra, sfumando l'uno nell'altra, si sono uniti inunconcerto di emozioni e suggestioni, avvolgendo i presenti e i milioni di telespettatori incollati agli schermi.

Magico tramite di questa fusione, realizzata attraverso note di celestiale incanto e parole di straordinaria profondità, è statoEzio Bosso, musicista, direttore d'orchestra e compositore di fama internazionale che, con la sua arte, da anni riesce ad ammaliare i palcoscenici più prestigiosi: stavolta è toccato all'Ariston.

Le "dodici stanze" di un'anima che ha saputo accogliere anche la malattia

Torinese, classe 1971, Ezio Bosso qualche anno fa è stato colpito da una formadi malattia neurodegenerativa che, però, non è riuscita a fermarlo:"la malattia non è la mia identità".

Nel suo più recente lavoro, "The 12th Room", il maestro riprende un'antica teoria secondo cui"non siamo una linea, ma siamo dodici stanze". In queste stanze prende anima la nostra essenza, definita da numeri, nomi, significati, gioie, dolori. Alcune di esse accolgono e danno rifugio, altre rinchiudono e recludono. A noi il compito di riempirle o di lasciarle vuote: è su questo campo che si gioca la nostra esistenza.

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"Nell'ultima, che non è ultima, ricordiamo la prima. Quando nasciamo non la possiamo ricordare, perchè non vediamo. Lì la ricordiamo e siamo pronti a ricominciare, quindi siamo liberi".La malattia, con tutto il suo bagaglio di sofferenze, ha catapultato Ezio nella dodicesima stanza. Buia. Nera come l'ardesia. Ma su quell'ardesia l'uomo ha ricominciato a scrivere la sua storia, l'artista ha ripreso in mano il suo spartito.

"La magia che abbiamo in mano noi musicisti è quella di stare nel tempo, di dilatare il tempo, di rubare il tempo. E la musica, tra le tante cose belle che offre ha la caratteristica di essere non un prodotto commerciale, ma tempo condiviso".

Con le sue meravigliose parole, la sua incredibile forza e la sua trascinante ironia, sulle note del brano "Following a bird",il maestro ha saputo sublimare e vestire di eterno l'attimo, ha insegnato a perdersi e inseguire, ha guidato tutti, con delicatezza e intelligenza, con garbo ed eleganza, dentro le sue stanze, dentro le nostre stanze.

Il corpo, a volte, pare non riuscire a contenere l'immensa grandezza dell'anima, soprattutto quando si tratta di un'anima che ama librarsi in volo, che osa sfidare convenzioni e condizioni umane, un'anima che, semplicemente, riesce ad andare oltre, trascinando con sé chi si predispone ad un ascolto vero, spoglio di ogni sovrastruttura. E, quando il volo ha inizio, è allora che la disarmoniadei gesti diventa armonia di vita, che mani incerte e tremanti diventano formidabili strumenti di magia, capaci di dare vita ad una straordinaria fusione alchemica di note e poesia.Mani che sfiorano, danzando, i duttili tasti di un pianoforte.

Mani che regalano carezze di vita e hanno il sapore dell'esempio. E non c'è spazio per nessuna forma di pietà.

Tutti in piedi al cospetto di un vero maestro. Perché i veri maestri indicano svolte e illuminano prospettive. Perché i veri maestri fanno la differenza, nella gioia e nella sofferenza.Stelle, meteore, colori, suoni, voci.... tutto passa, ma la magia rimane. Per sempre. Oltre i limiti umani, oltre le barriere della vita.

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