Sono passati più di 15 giorni da quando, per primi, abbiamo pubblicato la notizia che evidenziava come, proprio nei giorni della scomparsa di Giulio Regeni, sui giornali online egiziani in arabo comparisse la notizia dell’arresto di un cittadino “straniero” a Giza, indicato come “statunitense”. E finalmente in questi giorni il quesito che ponevamo è stato riportato anche dai principali media italiani: chi era quel “cittadino straniero” arrestato perché incitava a manifestare per l’anniversario della primavera araba?

Tutti possono immaginare lo scalpore che la notizia avrebbe suscitato se fosse comparsa anche sui giornali occidentali negli stessi giorni. Ma non è invece accaduto nulla e non se ne è parlato più: come mai? Quale enorme meccanismo si è aperto in quelle ore? Se fosse stato Regeni quel cittadino? Ricordiamo che lavorava per la Coventry University di Birmingham, e che in Egitto si appoggiava alla American University in Cairo (الجامعة الأمريكية بالقاهرة), per questo facilmente identificabile per “americano”.

La ridda di ipotesi e sospetti è notevole e finora ha sollecitato possibili responsabilità dell’ufficiale esecuoredi quegli arresti tra Giza e a Il Cairo nell’anniversario della primavera araba: Khaled Shalaby(شلبى العامة), capo di una delle tante polizie egiziane, già inquisito per omicidio tramite tortura nel 2003.

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Cronaca Nera

Ma a questa ipotesi si sommano ora numerose domande e una inspiegabile stranezza.

Come avete notato abbiamo riportato alcuni nomi in lingua araba, grazie all’uso di Google Traduttore che ci ha pure permesso di ritrovare e leggere gli articoli arabi citati. Ma in questi ultimi giorni è accaduta una vera stranezza. Non si riesce più a tradurre il nome del ricercatore scomparso in caratteri arabi, elemento fondamentale per poter effettuare poi analisi direttamente con il testo in arabo.

Giulio Regeni in arabo si scrive جوليو (Giulio) ريجيني (Regeni) e lo riportiamo per aiutare i colleghi, e chi è interessato al caso, per permettergli di leggere anche le fonti direttamente. Ma come mai se adesso inseriamo “Regeni” in italiano accade che Google non lo traduca più in arabo? A molti è dato modo di “migliorare la traduzione” su Google Translator per ottenere, dagli interventi della comunità degli utenti volenterosi, di migliorare le traduzioni: questo “miglioramento” ci appare, in questo caso, come un nuovo strumento internazionale di censura.

Il presidenteegiziano al-Sisi sta combattendo una dura guerra interna, aiutato anche dalla svendita di due isole fondamentali all’Arabia Saudita, che ne necessitava per i propri traffici. L’Eni ha reso l’Egitto autosufficiente grazie alla scoperta di immensi giacimenti di petrolio nel loro mare. Francia e Inghilterra in queste ore, che coincideranno con il viaggio di Matteo Renzi in Iran, hanno dichiarato di voler contribuire alle indagini.

Il Parlamento UE sta valutando reazioni contro l’Egitto, mentre il nostro Ambasciatore al Cairo è stato richiamato dopo il fallimento dello scambio di informazioni con gli investigatori egiziani. Finalmente pare che i tabulati telefonici del telefono mobile di Regeni giungeranno ai nostri investigatori.

Ma a noi, in questo complesso scenario internazionale, rimane un dubbio ancora più grande. E’ mai possibile che la nostra intelligence, i nostri servizi della Difesa, notoriamente tra i più abili al mondo, si siano lasciati scivolare tutto questo addosso senza avere informazioni dettagliate? Possiamo, tra i mille sospetti, iniziare a pensare che il nostro Governo sapesse dove era finito Regeni e che, non riuscendo a fare in tempo a salvarlo, abbia almeno ottenuto il suo corpo martoriato? Staremo a vedere come metteranno a posto questa frittata uscita veramente male.

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