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Fallisce il vertice tra le delegazioni italiane ed egiziane dell'8 aprile, convocate per il caso Regeni, il ricercatore italiano scomparso e poi trovato deceduto nel quartiere Dokki de Il Cairo. Dopo due giorni, gli investigatore italiani abbandonano contrariati il tavolo della trattativa. Nessuna richiesta italiana è stata soddisfatta, motivo che ha portato il presidente del consiglio Matteo Renzi ed il ministro degli esteri Paolo Gentiloni a predisporre il richiamo dell'ambasciatore italiano in Egitto, Maurizio Massari.

Dossier irrispettoso

La delegazione italiana si era presentata all'incontro con ben 8 traduttori, al fine di snellire, facilitare e velocizzare i lavori di traduzione dei documenti arabi che si pensava sarebbero stati inseriti nel dossier, in accordo con le richieste italiane.

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Aspettative totalmente disattese. La procura si attendeva un dossier di circa 2000 pagine, date le massicce richieste di documenti per chiarire la morte del giovane ricercatore. Fonti della procura riportano lo sbigottimento e la sorpresa degli investigatori, una volta posto davanti loro il dossier di solamente 30 pagine. Una presa in giro. Nessuna delle richieste documentali italiane è stata soddisfatta, come riporta il procuratore Giuseppe Pignatone, in una lunga nota pubblicata: "c'è la volontà degli egiziani di proseguire la collaborazione mediante lo scambio reciproco di atti d'indagine" non sbatte la porta Pignatone, ma poco ci manca. "Si rende necessario individuare e assicurare alla giustizia i responsabili di ciò che è accaduto, chiunque essi siano". 

Il dossier è quanto di più irrispettoso la famiglia Regeni e la delegazione diplomatica italiana potessero immaginare.

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A fronte delle richieste italiane di presentare come documentazione

  • le registrazioni di telecamere nella zona di Dokki, dove Regeni scomparve
  • i tabulati di circa dieci individui vicini a Giulio Regeni
  • verbale completo dell'autopsia

la delegazione egiziana non ha rapportato nessuno di questi documenti, ed ha inoltre riempito le 30 esigue pagine del dossier con documenti di cui gli investigatori italiani già erano a conoscenza. L'esame del dossier è durato non più di un paio d'ore, passate le quali gli italiani hanno abbandonato il tavolo. Fonti rivelano come non ci sia stato nemmeno il bisogno di utilizzare tutti i traduttori, poichè vi erano a disposizione pochissime carte, molte delle quali già ben note. Sono stati inoltre consegnati tabulati telefonici di due utenze riconducibili a due amici di Regeni, le relazioni del ritrovamento del corpo con foto allegate ed una dichiarazione che certifica l'assenza di video-registrazioni nella zona del ritrovamento.

Richiamato l'ambasciatore Massari

Renzi e Gentiloni hanno quindi richiamato Massari, ambasciatore italiano in Egitto, in seguito al fallimento dell'incontro.

Al loro rientro in Italia, i componenti della delegazione si sono rifiutati di rilasciare qualsiasi dichiarazione. Il clima si fa teso. I rapporti diplomatici si sono interrotti e la mossa del Governo di richiamare l'ambasciatore è, per molti, tardiva, ma resasi quantomai necessaria ed improrogabile. Matteo Renzi ha twittato "Vogliamo una sola cosa, la verità".

La verità sembra lontana oggi più che mai, la famiglia di Giulio Regeni si è detta "profondamente amareggiata", pur approvando la decisione del governo circa il richiamo in patria dell'ambasciatore. In una breve dichiarazione, Paola e Claudio Regeni  non perdere le speranze: "siamo certi che le nostre istituzioni e tutti coloro che sono dalla nostra parte non si fermeranno, finchè non verrà a galla la verità, e dobbiamo farlo per Giulio".

Per Giulio e per tutti quelli che, come lui, hanno subito torture per macchinazioni bieche ed oscure di personaggi invisibili agli occhi del mondo, ma che evidentemente all'Egitto conviene celare dietro finti dossier.