Gomorra non perdona. La finzione incontra la realtà. E seppure affascina, quello che mostra, spaventa. O almeno dovrebbe essere così. La Serie TV, liberamente ispirata all’omonimo libro di Roberto Saviano, giunta alla sua seconda stagione, ha debuttato ieri in prima serata su Sky Atlantic totalizzando 1.186.000, cioè il +80% di share rispetto alla prima serie. Gomorra racconta delle guerre sanguinarie tra i clan camorristici Savastano e gli Scissionisti, ambientate tra Napoli, Barcellona e Milano.

E’ bastata una sola stagione a far scoppiare la Gomorra Mania. A restare affascinati dagli episodi, narrati nel corso della prima serie, sono soprattutto i giovanissimi, che vanno dagli 8 ai 16 anni (un’età molto fragile, non dimentichiamolo!). Da un lato c’è grande entusiasmo da parte dei produttori della fortunatissima serie tv, ma dall’altro cresce la preoccupazione di psicologi e di genitori, che temono una cattiva influenza sulle giovani menti. Una sorte di ritorno al catonismo romano, insomma!

Gomorra non è la realtà vera

La camorra e le azioni della malavita vengono così osannate e diventano appuntamento televisivo imperdibile, rischiando di scadere nella normalità, laddove invece il fenomeno andrebbe contrastato. Non sono però tutti d’accordo nel vederla secondo quest’ottica preoccupante. Ci sono anche genitori (fan in prima fila della serie Tv) che ritengono Gomorra educativa poiché in grado di mettere in evidenza il male della società, facendo conoscere le realtà spesso celate dietro apparente normalità.

Molti giornali all’indomani della prima puntata hanno decretato Gomorra come la miglior serie di tutte. Un prodotto cinematografico di qualità, senza dubbio. L’attenzione dei produttori e dei registi all’umanità dei protagonisti, nonostante il loro agire spietato, calcolatore e spesso rasentando una bestialità che supera le bestie stesse, (i latini come Terenzio avrebbero apprezzato molto questo tipo di indagine psicologica sull’humanitas di personaggi stereotipati) rende questa seconda serie avvincente e ricca di suspense.

L’episodio si apre con la figura più amata dal pubblico, quella di Ciro, che lascerà posto a Genny e a nuove storie di controllo e supremazia.

Amore per l’orrore? L’altra faccia di Gomorra

L’ambientazione nella periferia nord di Napoli, tra Scampia e Secondigliano, da una parte rende protagoniste sullo schermo realtà cittadine spesso marginali e vittime di pregiudizi, affascinando e contribuendo a creare quella curiosità per il macabro che porta al desiderio di conoscere dal vivo i luoghi (vedi ad esempio l’orrore di Avetrana); dall’altro non fa altro che alimentare la paura di chi guarda con occhi estranei, non partenopei, e spesso può innescare la reazione contraria: nessuno avrà mai il coraggio di mettere piede a Napoli per il terrore di finire in mezzo ad una delle famigerate faide.

Le intenzioni dei produttori e dello stesso Saviano erano sicuramente buone, ma il rischio di immedesimazione e di catarsi contraria c’è: le giovani menti, facilmente influenzabili dallo schermo potrebbero interpretare in modo del tutto naturale quella irrefrenabile voglia di sbaragliare gli avversari ad ogni costo, a schiacciarli come formiche, a fare fuori tutto e tutti. Il pericolo più grande poi potrebbe essere proprio quello di vedere la malavita e le lotte tra faide come qualcosa di cui vantarsi nel napoletano e non una minaccia da cui difendersi. Un grande prodotto televisivo, certamente, ma che si guardi con gli occhi di chi sa bene che la realtà è ben più crudele e difficile di quella vista su Sky.

Non è questione di moralismo, ma di buonsenso!

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